Il Tirreno

Livorno

IL DOSSIER

L'industria torna a crescere: l'occupazione meno

Mauro Zucchelli
Operai al lavoro
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Operai al lavoro

Produzione, fatturato e ordini in aumento del 3-4%. In picchiata la cassa integrazione soprattutto in deroga

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LIVORNO. L’industria passa il guado della crisi qui da noi con grande difficoltà. Eppure l’ultimo dossier del Centro studi ricerche della Camera di Commercio segna una qualche inversione di tendenza: non sarà ancora la primavera della fine della crisi e tuttavia vale come segnale positivo da non sottovalutare, dopo un lunghissimo inverno contrassegnato da un susseguirsi di segni “meno” un po’ ovunque fra fatturato, ordinativi, produzione e via elencando.
La fotografia scattata dall’équipe dell’ente camerale tiene giustamente fuori dall’inquadratura il comparto siderurgico (le cui dinamiche rischiano di essere fuorivianti e impiastrare le statistiche). Tradotto: più 3,9% sul fronte della produzione. Percentuale «quasi eccezionale», visto che per trovare qualcosa di analogo bisogna tornare indietro fino alla seconda metà del 2013: poi però c’è da incrociare le dita, perché dopo quello sprint «tutto tornò nuovamente negativo». In realtà, qui sembra di intravedere qualcosa di più duraturo: i quasi quattro punti percentuali di incremento arrivano in una tendenza di crescita partita già agli inizi dello scorso anno e gonfiata quasi raddoppiando di trimestre in trimestre (più 1,2% da gennaio a marzo e più 2,0% da aprile a giugno fino al più 3,9% di cui dicevamo nel terzo trimestre).
Non è tutto. A trainare l’incremento sono le fabbriche sopra i 50 addetti (più 4,4%) ma anche le piccole realtà produttive non vanno mica poi tanto più piano (più 3,0%).
Anche il fatturato in crescita (più 3,8%): non era scontato, dato che in passato – in virtù di una corsa all’abbassamento dei prezzi per mantenere la competitività – era capitato che il fatturato aumentasse ben più lentamente anche nelle fasi di vacche un po’ meno magroline del solito.
Idem anche per gli ordinativi: l’incremento del portafoglio vale complessivamente un 3,4% in più.
Ma se guardiamo “dentro” sia il fatturato che il portafoglio ordini balza agli occhi una mutazione rilevante: in frenata i ricavi provenienti dai mercati esteri così come gli ordinativi di merci destinate oltre frontiera (più 0,7%). Non viene indicata una percentuale precisa ma è chiaro che a far puntare all’insù tanto l’uno come gli altri è quanto avviene sul mercato interno, finora sonnacchioso se non proprio inchiodato.
C’è anche un altro “termometro” del quale tener conto, e lo troviamo non nel dossier Cciaa bensì nelle banche dati Inps: la brusca diminuzione delle ore autorizzate di cassa integrazione nella nostra provincia. Anche per l’esaurimento degli ammortizzatori sociali, ma non solo: comunque negli ultimi 12 mesi il ricorso alla cassa integrazione è precipitato a meno di 4 milioni di ore, il dato più basso dall’inizio della crisi (ma, tanto per capirci, restiamo pur sempre su livelli che sono quasi undici volte tanto quel che accadeva dieci anni fa).
La cassa integrazione va giù del 42,7% rispetto al 2014: con la “cassa” ordinaria che resta grossomodo sugli stessi livelli mentre quella straordinaria cala del 42,2% e quella in deroga viene tagliata del 74,3%.
Guai però a farsi prendere dagli entusiasmi. Per almeno due motivi. L’uno riguarda la traduzione del fatturato in posti di lavoro: se in passato l’occupazione se l’era cavata meglio dell’andamento dei ricavi in calo, stavolta la ripresa non si è tradotta in una ripartenza delle assunzioni. L’altro ha a che vedere con il rallentamento che già a fine anno, cioè da ottobre a dicembre scorsi, si è intravisto: basti pensare che, secondo i dati Excelsior sulle assunzioni annunciate dalle imprese, l’industria con targa Livorno è passata da un fabbisogno occupazionale di 100 assunti nel primo trimestre a 190 nel secondo, di nuovo cento nel terzo trimestre e infine 90 negli ultimi tre mesi dello scorso anno.
 

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