Il Tirreno

Livorno

Nuovo ospedale, medici contro il Comune

di Mauro Donateo
Nuovo ospedale, medici contro il Comune

All’incontro organizzato dal vescovo dicono no in coro al progetto di ristrutturazione: «Non basta»

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LIVORNO. Si alza la voce dei medici contro il progetto del Comune di ristrutturare l’attuale presidio di viale Alfieri. Proprio pochi giorni fa Il Tirreno aveva svelato in anteprima le intenzioni dell’amministrazione pentastellata. Dall’azienda ospedaliera si era fatto sentire già qualche mugugno. Adesso, a scendere direttamente in campo è il dottor Orazio Santonocito, primario dell’unità operativa di Neurochirurgia di Livorno. E con lui anche altri colleghi.

L’occasione? L’incontro organizzato in diocesi sul tema dell’ambiente e delle città a misura d’uomo. Durante la serata, il nuovo direttore della maxi Asl, Maria Teresa De Lauretis, ha annunciato anche che «entro l’estate sarà pronto il secondo padiglione: lo scorso dicembre abbiamo fatto il finanziamento alla ditta che effettuerà i lavori».

Il no degli addetti. «Questo è un ospedale del 1930 – ha esordito Santonocito – oggi le esigenze sono diverse». E riferendosi all’assessore alla sanità del Comune, Ina Dhimgjini, presente all’incontro (e che poco prima aveva difeso le scelte della giunta) il neurochirurgo ha rincarato la dose: «Sono completamente contrario su quanto detto da lei finora, per il futuro noi operatori vorremmo essere ascoltati di più».

Ma l’attacco non si è fermato qui: parlando della sua precedente esperienza a Bergamo, «dove avevamo un presidio simile a quello livornese, bello architettonicamente, ma molto vecchio», il medico di origine catanese ha spiegato che «una volta realizzato l’ospedale nuovo, dopo tre mesi di spaesamento, ci siamo resi conto che una struttura ipertecnologica fosse un vantaggio sia per noi, che per i pazienti».

Anche il dottor Manrico Bosio, primario di Radioterapia, le ha cantate all’assessore: «In 35 anni che lavoro in questo ospedale ho visto quattro progetti per fare un presidio nuovo. Purtroppo – ha proseguito – non ne è mai stato realizzato uno. Spero che non si perda altro tempo, a rimetterci sono i livornesi».

Pure suor Costanza Galli, a capo del reparto delle Palliative, ha fatto sentire la sua voce, denunciando che «ci sono reparti dove non è ammissibile far stare le persone. Con la pioggia – ha ammesso – sono stati usati addirittura dei secchi per tamponare le infiltrazioni». Anche Galli ha puntato il dito contro la questione dei tempi dei lavori («non si possono perdere altri dieci anni»).

Fase di studio. Il direttore De Lauretis, seppur con toni più diplomatici, ha fatto intuire il suo malcontento, guardando anche al passato. Per l’appunto, tra il pubblico c’erano anche esponenti della precedente amministrazione (Alessandro Cosimi, Valter Nebbiai e Paolo Fenzi). Per il direttore generale, infatti, «se il progetto del nuovo ospedale fosse partito già nel 2009, oggi saremmo quasi pronti, invece ci ritroviamo al punto di partenza».

Poi ha aggiunto: «Adesso siamo in una fase di studio del progetto presentato». Soprattutto per quanto riguarda i tempi, il grosso dilemma. Secondo De Lauretis, tutto dipenderà da quale tipo di ristrutturazione sarà fatta. «Se l’investimento sarà modesto, con interventi ridotti, avremo tempi più lunghi ma meno disagi per i cittadini». Nel caso opposto, invece, «i tempi sarebbero meno lunghi, ma aumenterebbero i problemi per gli utenti e anche per il personale».

Dhimgjini: «Avanti così». «Non sono un tecnico, ma una portavoce della città – si è difesa la Dhimgjini – avanzerò le vostre osservazioni a chi di dovere e comunque teniamo aperto il dialogo».

Allo stesso tempo, però, l’assessore alla sanità ha ribattuto ad alcune critiche, soprattutto a quella della perdita di opportunità di lavoro con il mancato nuovo ospedale (tasto premuto anche dal vescovo). «Non è assolutamente vero, pure con le ristrutturazioni tuteleremo la questione lavorativa, quindi nessuna occasione persa». «Inoltre – ha concluso Dhimgjini – le tempistiche non devono diventare un pregiudizio».

«Aurigi, incontriamoci». Da parte di monsignor Simone Giusti, invece, è partito un invito: «Vorrei vedere qui da noi anche l’assessore all’urbanistica Alessandro Aurigi, così potremmo confrontarci su viabilità e tempi del nuovo ospedale. Qual è – ha aggiunto da architetto – il programma di cantiere?».

Prima, il vescovo di Livorno aveva offerto una riflessione sull’enciclica “Laudato sì” di papa Francesco, e aveva invitato a mettere al centro le esigenze dei cittadini davanti a tutto, invitando i politici a guardare al bene comune.

Infine: «Nel nuovo ospedale – ha confidato monsignor Simone Giusti – vorrei vedere quadri, trovare ambienti dove poter ascoltare la musica classica, perché in un luogo bello, si guarisce anche meglio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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