Gioco
«La strada era buia: non ho visto la donna mentre attraversava»
Parla l’uomo che ha investito l’anziana in viale Carducci I passanti hanno scattato alcune foto ai lampioni spenti
LIVORNO. Mirko è un fascio di nervi: confuso, impaurito, scioccato. «Non l’abbiamo vista neppure noi che stavamo camminando sul marciapiede» gli dicono delle persone attorno a lui mentre cercando di calmarlo. La pioggia cade incessantemente e tutto attorno è buio: le uniche luci che s’intravedono sono quelle bagnate dei fari delle auto e quelle blu di un'ambulanza in arrivo, corsa a soccorrere la donne di 78 anni appena investita da Mirko. «Non l’ho vista: stavo viaggiano piano, dato che c’era traffico, e all’improvviso ho sentito un colpo - racconta - Dallo specchietto retrovisore, poi, ho capito che avevo preso una donna». Il giorno dopo la voce dell’uomo è ancora tremolante. «Quello che è successo mi sta distruggendo» spiega e ripete a più riprese che lui la signora non l’ha vista sulla strada. Anche la gente che ha soccorso la donna e ha dato manforte a lui sostiene la stessa tesi: «non l’abbiamo vista neppure noi» hanno detto a Mirko subito dopo l’incidente, avvenuto poco dopo le 17, quando i lampioni su viale Carducci non erano ancora accesi e la pioggia riduceva al minimo la visuale.
L’anziana investita è ancora ricoverata all’ospedale di Livorno in coma farmacologico. I dottori sono riusciti a stabilizzarla, ma le sue condizioni restano gravi. Mirko avrebbe voluto andare in reparto a vedere con i suoi occhi, a parlare con qualche parente, ma al momento gli è stato consigliati di rimandare, vista la delicatezza della situazione. «Sto cercando il numero di telefono di un familiare, per scusarmi per quello che è successo» dice, anche se le concause di questo incidente sono molte e intrecciate tra loro. «Me lo hanno detto anche le persone che hanno soccorso la donna che in quel momento non si vedeva nulla».
Torniamo allora a giovedì su viale Carducci, una delle strade con il maggior numero di incidenti registrati negli ultimi anni. Sono le 17 e piove a dirotto. I lampioni che corrono lungo la carreggiata sono spenti, nonostante il cielo grigio e nuvoloso che dà il senso di notte a metà pomeriggio. La donna sta per attraversare la strada, per passare appunto dal Parterre all’altro lato: in mano ha un ombrello rosa e un grande barattolo di tinta. Negli stessi istanti, Mirko è a bordo della sua Fiat Punto grigia, diretto all’ospedale dove la suocera è sottoposta a delle cure. Stavo andando piano, per la pioggia e per il traffico» racconta. «All’improvviso ho sentito una botta e ho capito di aver investito una persona». Di nuovo, ribadisce di non averla vista. «In quel punto ci sono le siepi e un lampione antico in ghisa: era tutto buio» spiega la sua voce provata. Mirko allora ferma la macchina e corre verso la donna stesa sull’asfalto: capisce subito che ha perso i sensi. Allora si agita, entra nel panico, vorrebbe fare qualcosa ma non sa cosa. «Alcuni passanti mi hanno preso sotto braccio e hanno provato a calmarmi, riparandomi sotto il loro ombrello - continua - Sono stati loro a dirmi che neanche dal marciapiede sono riusciti a vedere la donna mentre attraversava».
Le stesse persone che stanno cercando di calmare Mirko, dopo aver chiamato i soccorsi per la donna, scattano anche delle foto a viale Carducci, buio e piovoso. Scatti che mostrano un lungo rettilineo senza luci. «Tienile - hanno detto queste persone a Mirko passandogli le foto - Così potrai dimostrare che davvero la visuale era minima». E in effetti, le immagini raccontano proprio questa realtà.
«Ciò non toglie che sia successo» conclude Mirko, con il tono della voce sempre più basso. «Ne parlavo con mia moglie: bastava che mi fossi fermato a prendere un caffè, oppure che la signora avesse ritardato di due minuti. E invece...». E invece non sai mai quando il destino è pronto a incrociare la tua strada.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
