Sicurezza
Delitto Ashley, ora non dite che se l'è cercata - Il commento
Il popolo della chiacchiera da bar e da ufficio, da social e dei talk show ha deciso quasi subito: nessuna pietà per Ashley perché “se l’è cercata”
Il popolo della chiacchiera da bar e da ufficio, da social e dei talk show ha deciso quasi subito: nessuna pietà per Ashley perché “se l’è cercata”. Si sa, se la cercano tutte le donne che vanno in giro vestite in modo “provocante”, che accettano caramelle dagli sconosciuti, che decidono quando, come e con chi fare sesso, che non rispettano il corprifuoco che si addice alle single, che tradiscono mariti e fidanzati.
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Vecchia storia, storia di pregiudizi e cliché indegni di una società che si ritiene evoluta ma che continua a giudicare fatti e misfatti con due pesi e due misure e se sei donna sono pesi e misure che ingabbiano, ammiccano, condannano o quando va bene paternalisticamente rimbrottano. Ashley è stata ammazzata come un animale, ammazzata da un giovane uomo che poco più di un animale deve averla considerata. Per questo, solo per questo, per l’agghiacciante disprezzo che può portare un maschio a far valere la sua superiorità fisica fino ad uccidere, dovrebbero vibrare le corde dell’indignazione. Invece no, il pensiero maschilista e sessista mistifica l’analisi, si concentra sul dettaglio morboso, si fa cattivo e volgare.
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Maschi e purtroppo anche femmine tutti lì, pronti a perdere di vista la tragica e bestiale conclusione che poi è come giustificarla, pur di ribadire i confini entro i quali “deve” muoversi una donna che non “se le cerca”. Ashley questi confini li aveva valicati, una vita magari spericolata, simile a quella di tanti ragazzi e ragazze anche più giovani di lei, ma una vita che una donna non dovrebbe permettersi di fare. A 35 anni se ne andava nei locali e ci restava fino all’alba anche se aveva un partner, forse non disdegnava droga e alcol, forse non disdegnava il sesso occasionale. Come moltissimi maschi del resto.
Ma Ashley maschio non era, non doveva osare tanto. Imprudente, per i “giudici” più benevoli, puttana drogata per quelli che vanno per le spicce e a questo assurdo processo alla vittima aggiungono l’aggravante “che se la faceva col negro”. Una morta ammazzata che non merita cuoricini e sfilze di “rip”. Perché per morire ammazzate senza venir poi massacrate a parole da un’inquisizione troglodita le donne devono prima vivere sottotraccia e senza eccessi, poi magari anche chiedere il permesso.
IN MEMORY OF ASHLEY OLSEN
Posted by Controradio Firenze on Giovedì 14 gennaio 2016
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