Italia
«L’apertura di Nogarin è stata solo un bluff»
Il leader di Città Diversa conferma gli incontri per allargare la maggioranza «Abbiamo chiesto garanzie sugli obiettivi ma alla fine il sindaco ha preso tempo»
LIVORNO. Marco Cannito, leader di Città Diversa, in consiglio comunale ha annunciato che non accetterà incarichi nella giunta di Filippo Nogarin, nonostante il corteggiamento. Ha anche definito il sindaco «non affidabile». È sempre quella la posizione o è stata una reazione di pancia?
«La posizione è sempre la stessa. In quell’occasione non ho voluto tirarla per le lunghe perché era un momento istituzionale, c’era l’elezione del presidente. Ma la ricostruzione degli incontri avuti può far capire come è andata...».
E come è andata?
«Tanti hanno parlato a sproposito, è sembrato quasi che ci fossero state migliaia di riunioni con i 5 stelle. La verità è prima della conferenza stampa di fine anno ho ricevuto messaggi a nome del sindaco: sono stato contattato da esponenti del Movimento e dell’amministrazione. Lo dico subito: non farò nomi, parlerò solo del primo cittadino. Anche perché vorrei precisare che non abbiamo alcunché contro i consiglieri M5S, anzi, crediamo alla loro perfetta buonafede. Comunque siamo rimasti in silenzio fino a quando non ci sono stati incontri ufficiali».
Quindi ci sono stati...
«Sì, siamo stati invitati una prima volta dal sindaco in Comune il 30 dicembre, eravamo in quattro,con me c’era Alberto Pacini». Il rappresentante di Cd al fianco di Cannito anche durante la chiacchierata al Tirreno.
Cosa vi siete detti?
«Ci è stato proposto di partecipare attivamente al rilancio della città e dell’amministrazione, quindi un termine molto ampio. Noi abbiamo espresso la preoccupazione per quello che sta accadendo ormai da tempo in città, in consiglio e in giunta: una crisi del governo, una difficoltà di tenuta sociale e dell’economia cittadina, una debole e contraddittoria azione amministrativa. Azione che avevamo già criticato in passato, sia per una mancata attuazione dei punti del programma che ci vedono vicini, sia per una mancata discontinuità. Lo abbiamo fatto sempre nell’ottica del pragmatismo, non facciamo ideologismi. Per i rifiuti, ad esempio, avevamo chiesto di portare in consiglio due proposte: sulla differenziata e i rifiuti zero, o sull’incenerimento, per analizzare insieme le prospettive».
Ma il sindaco le ha offerto anche qualcosa di concreto? Un posto in giunta? La presidenza del consiglio?
«In sostanza mi ha detto che non vedeva adatta a me la presidenza e che mi avrebbe visto di più con un ruolo per la città in giunta. Ha parlato anche in modo più ampio di un possibile impegno nelle partecipate, con eventuali contributi di persone, di esperti».
A quel punto?
«Abbiamo posto un problema: prima di parlare di queste cose, bisogna parlare di programmi e azioni amministrative, è un passaggio essenziale per poter assumere delle responsabilità. Non perché sputiamo sugli incarichi o vogliamo fare i moralisti, ma perché le cariche sono uno strumento di onore e di onere».
Tradotto?
«Abbiamo chiesto garanzie sugli obiettivi da raggiungere e sugli strumenti per farlo: cosa si può realizzare? Con che tempi? Con quali risorse?».
Avete parlato di settori specifici? Di deleghe?
«Città Diversa ha posto ancora la questione di Aamps, delle aziende, lavoro, sociale, quartieri: macro temi che ci stanno a cuore. A detta loro si poteva arrivare anche a una rivoluzione delle deleghe. Comunque non sono stati fatti nomi. Con queste premesse siamo andati a un secondo incontro, il 4 gennaio. Questa volta insieme al sindaco e ai suoi collaboratori c’erano i rappresentanti di altre forze».
Quali?
«Diciamo di altre aree politico-culturali, con una certa “liquidità”...».
E cosa vi siete detti?
«Ecco, qui abbiamo avuto la sorpresa di un diverso atteggiamento di Nogarin. Un “Nogarin 2” che rispetto al “Nogarin 1” dell’incontro in Comune, si è dimostrato non indisponibile a discutere, ma molto vago, chiuso, abbottonato. Tra l’altro avevamo già detto che la presidenza del consiglio andava discussa in una sede istituzionale con tutte le forze politiche, quantomeno per bon ton. È vero: il Pd sbagliava a dare la presidenza sempre a un suo uomo, ma almeno erano chiare le intenzioni e rappresentava la metà del 70% che in città era andato a votare. Qui la rappresentanza dei 5 stelle è ancora più risicata, quindi è ancora più inopportuno fare da soli...».
Ma è della presidenza che avete discusso?
«In realtà c’è stato solo un accenno. Abbiamo chiesto quale fosse la posizione su Aamps. Abbiamo chiesto di riconsiderare la proposta di mediazione che avevamo fatto».
Quindi di fare un passo indietro sul concordato...
«Sì. Da una parte eravamo d’accordo con loro sulla necessità di non ricapitalizzare l’azienda per dieci milioni, perché non si può massacrare il bilancio comunale aumentando le tasse e tagliando i servizi. Ma siamo sempre stati per una capitalizzazione inferiore che prevedesse una ristrutturazione stragiudiziale dei debiti/crediti e una riorganizzazione aziendale, con piano industriale e nuova politica dei rifiuti».
Il sindaco cos’ha risposto?
«Ha risposto assolutamente no, che riteneva il concordato la strada più sicura e garantista. Poi però c’è un’altra cosa: ha rinviato a tempi più lunghi il confronto sulla giunta e sul programma. Posizione poi confermata nell’intervista che il “Nogarin 3” ha rilasciato al Tirreno, dove parlava di “un paio di mesi”. Eppure nel corso del primo incontro, cinque giorni prima, aveva fatto trasparire una certa urgenza... Non solo: in questa seconda occasione ha accampato un’autosufficienza di voti, sia per l’elezione del presidente che per la votazione di tutti i provvedimenti amministrativi, compreso il bilancio. In sostanza ha detto di avere la maggioranza e ha preso tempo, mentre per noi era necessario aggredire velocemente le emergenze della città. Emergenze che non neghiamo siano state create dalla crisi e dalle gestioni precedenti del Pd, ma che sono state aggravate da ritardi e incertezze di questa amministrazione».
Quindi come si è chiuso l’incontro?
«Non c’è stato accordo e non abbiamo avuto richiesta di altri incontri».
Anche per questo lo ha definito “politicamente non affidabile”?
«Sì, anche. Ma come: c’è un problema di lavoro, di povertà, di difficoltà oggettive dei livornesi e rimandi le decisioni di due mesi? Non passi però l’idea che siamo noi gli attendisti, che abbiamo avuto paura o che non abbiamo le idee: se fosse stato per noi ci sarebbero stati il ponte di Salviano e un fondo di solidarietà per i disoccupati e le famiglie in difficoltà. Ci siamo confrontati liberamente, senza pregiudizi, pressioni, odio o rancori personali, sempre sul piano politico: siamo una forza autonoma, non aspettiamo ordini da Roma o da Firenze. Siamo andati a sentire cosa volevano dirci. E abbiamo dimostrato che non siamo una lista civica marginale, ma al centro della politica cittadina»
Non è che le trattative sono naufragate perché volevate l’incarico di vicesindaco?
«Quando ci hanno chiamato non abbiamo chiesto niente di specifico. Nella discussione, in un raggio di possibilità, è venuta fuori anche l’ipotesi del vicesindaco. È vero che si parlava di un ruolo che ci permettesse di fare cose importanti per la città, non quisquilie e prendere un’indennità. Ma non è su questo che si è interrotta la trattativa. Guardi, con il senno di poi siamo arrivati a un’altra conclusione: in realtà è tutto un bluff...».
Un bluff?
«Sì, alla fine abbiamo avuto la forte impressione che lui non avrebbe fatto un rimpasto con noi, non avrebbe messo me o altri in giunta, siamo arrivati a questa conclusione. Dai colloqui avuti, dalle informazioni che ci sono giunte e da quello che è apparso sulla stampa, abbiamo avuto sensazioni e indizi che il suo primo obiettivo era la votazione del bilancio (prevista guardacaso nel giro di un paio di mesi) e il secondo la tappa delle elezioni amministrative di marzo. Una volta traghettata la votazione sul bilancio e le elezioni romane, chi gli avrebbe imposto di fare un rimpasto? Sono nostre impressioni, è chiaro. Altrimenti non si spiega perché prima era tutto urgente per la città e poi non lo è stato più. La riprova si avrà nei prossimi mesi. Intanto ho visto che il sindaco dice che qualcuno ci ha fatto cambiare idea: sì, lui. Non siamo noi a tirarci indietro, siamo costretti a prendere atto che non ci sono le condizioni».
Secondo lei c’è il rischio di elezioni anticipate?
«Il rischio c’è, ma è tutto da vedere. Per evitare elezioni o commissario, che ora sarebbero un male per la città (e ci sarebbe da vedere come, perché le forze politiche sono “spappolate”...), avevamo già indicato a gennaio una soluzione: un governo non “di emergenza” alla Monti, ma “delle emergenze”.
Come?
«Con tutte le forze che ci stavano, con alcuni punti precisi da portare a termine. Noi le idee ce le abbiamo messe, ora vorremmo capire dalle altre forze politiche quali sono le idee».
Città Diversa come andrà avanti?
«Vogliamo pensare al presente e guardare al futuro: in consiglio prendiamo in considerazione qualsiasi proposta venga da chiunque, purché la riteniamo utile per la città».
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