Gioco
Il licenziamento del cda di Aamps non è stato vistato da alcun ufficio
Livorno, l'avvocato del Comune: "Quell'atto non è mai passato dal mio ufficio, l'ho letto sul Tirreno". E i consiglieri del M5s gli chiedono di lasciare l'aula
LIVORNO. L'atto con cui il sindaco Nogarin ha revocato il mandato al presidente di Aamps Iacomelli e al consigliere Di Gennaro non è mai passato dagli uffici dell'avvocatura civica. Lo ha affermato il capo dell'ufficio legale del Comune, Paolo Macchia, durante una tesissima riunione della seconda commissione consiliare.
«L'avvocatura civica non è stata contattata per la predisposizione dell'atto - ha detto Macchia -. Non abbiamo contribuito in alcun modo, né alla sua istruttoria né alla sua redazione. Evidentemente si è ritenuto di non interpellare i nostri uffici. Ho appreso della revoca e di come era stata predisposta leggendo Il Tirreno».
La lettera col licenziamento di Iacomelli e Di Gennaro però non è stata avallata formalmente neanche da altri uffici del Comune: «Per gli atti di indirizzo si prescinde dal parere tecnico - ha spiegato il segretario generale Pino Ascione -. Nel caso del sindaco la norma non prevede obbligo del parere tecnico, fermo restando che la prassi che abbiamo applicato al Comune di Livorno è quella di richiedere la controfirma del dirigente responsabile del servizio e il visto del segretario generale. In questo caso però mancano entrambe le sottoscrizioni».
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Incalzato dall'opposizione, il segretario generale, con notevoli imbarazzi e dopo una serie di «non so cosa dire», ha anche ammesso che da parte sua esistono «perplessità sull'atto di revoca» di Iacomelli e che «se avessimo voluto essere più prudenti si sarebbe sicuramente potuto agire in maniera diversa».
Seduta sospesa. E' stata una commissione all'insegna del nervosismo, che la presidente Elisa Amato ha dovuto ad un certo punto anche sospendere, quando fuori dall'aula è scoppiato un parapiglia tra il consigliere di maggioranza Sarais e alcuni lavoratori dell'Aamps. Dopo il suo intervento, Sarais ha lasciato lo scranno ed è andato nella zona riservata al pubblico, con cui aveva avuto un battibecco. E' volata qualche parola di troppo e gli animi si sono scaldati. Nell'atrio ci sono stati momenti di parapiglia, al limite del contatto fisico, al punto che sono intervenuti i vigili urbani e la seduta è stata sospesa, riprendendo una mezzora dopo.
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L'ostruzionismo della maggioranza. Una cosa è emersa chiaramente: il gruppo M5s non aveva alcuna intenzione di affrontare il tema all'ordine del giorno della commissione e cioè la procedura con cui è stato redatto l'atto di revoca del cda di Aamps. Convocata alla 9, la seduta è iniziata pochi minuti prima delle 10 senza la presenza dei consiglieri Cinque Stelle, che sono arrivati in aula attorno alle 10.15. L’unico che ha preso la parola sul tema all’ordine del giorno è stato proprio Sarais: «Non siamo in tribunale davanti al giudice del lavoro. Il fatto è esclusivamente politico, il sindaco si è assunto la sua responsabilità».
Poco dopo, il consigliere Barbieri (M5s) ha chiesto alla presidente Amato di «liberare Macchia perché non ha nulla da dire».
La votazione su Macchia. «Chiedo di mettere ai voti che Macchia vada via», ha detto Barbieri. Una richiesta che ha fatto sobbalzare dalle sedie le opposizioni: «Lei, consigliere Barbieri, ci vuole zittire? - ha replicato Ruggeri (Pd) -. Vuol mettere ai voti il nostro diritto di avere delle risposte?».
La Amato ha chiesto al segretario Ascione se fosse legittimo che si mettesse ai voti che l'avvocato del Comune, convocato apposta per rispondere ai quesiti tecnici della commissione, dovesse lasciare l'aula. E il segretario ha risposto con un timido «Mi pare di sì».
«Dire "mi pare" non va bene, segretario. Ci dia una risposta certa. "Mi pare" non lo posso accettare», ha replicato la Amato. Al che Ascione ha risposto con un «non so che dire».
Le castagne dal fuoco le ha tolte Raspanti (Buongiorno Livorno): «Avvocato Macchia, la maggioranza ha talmente tanta premura che lei torni a fare il suo lavoro, che per non disturbarla le chiedono di andarsene, le chiedono di allontanarsi dall'aula. Questo atteggiamento segue una mail in cui ieri l’assessore Lemmetti metteva in dubbio questa commissione. Sappiate che se ci sarà un voto sulla permanenza dell'avvocato civico in aula, io andrò immediatamente dal prefetto».
«Segretario, lei non può andare via». Il segretario Ascione ha mostrato una certa difficoltà nell’affrontare le domande della commissione. «Su questa vicenda ci possono essere evoluzioni di natura processuale in sede civile, per cui è necessario che mantenga le mie risposte in ambito generale, senza rispondere in modo specifico. Altrimenti rischierei di fare danno all'amministrazione», è stata la premessa di Ascione. Che dopo mezzora di seduta si è alzato per andarsene, ma è stato bloccato da Ruggeri. «Lei non può andar via, segretario», lo ha ripreso il consigliere Pd.
Poi Ruggeri ha aggiunto: «Ci può dire che non può parlare in pubblico, ma non che non può parlare ai consiglieri comunali, noi dobbiamo sapere tutto. Questa è una commissione di garanzia e controllo. Ci chieda di fare la commissione a porte chiuse, se ne assumerà la responsabilità. Ma dato che la maggioranza si riempie di trasparenza, sarebbe interesse loro che niente resti sotto traccia. La questione spetta alla maggioranza: c'è la volontà di rendere partecipe la città rispetto a ciò che sta succedendo in Aamps?».
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Chi ha scritto la lettera di licenziamento? Ascione è rimasto e le domande dell’opposizione sono state numerose. «Chi ha scritto l’atto illegittimo con cui è stato revocato il cda di Aamps? Si è scritto da solo?», ha chiesto Marco Valiani (Lbc). «Oggi scopriamo che la lettera non è passata dall'avvocatura civica. E veniamo a sapere che non solo noi consiglieri dobbiamo apprendere gli atti dai giornali, ma anche l’avvocato del Comune».
«L’atto è stato scritto con la segreteria generale insieme alla dirigenza del settore 2 e ufficio partecipate (che però non hanno controfirmato, ndr) - ha risposto Ascione -. Questo non significa che non abbiamo perplessità. Se avessimo voluto essere più prudenti, avremmo potuto agire in maniera differente».
Ascione ha anche smentito la notizia che l'atto sia stato scritto con una consulenza esterna. "Nessuna consulenza con chicchesia", ha detto.
Senza risposte invece le domande di Alessandro Mazzacca (Ll): «L'atto porta solo firma del sindaco. Se domani dovesse esserci una richiesta di danni, sarà responsabile il sindaco e non certo tutti i cittadini livornesi. Chi dovrà pagare per eventuali danni se l'atto dovesse essere dichiarato illegittimo?».
Giulio Corsi
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