Sicurezza
Delitto Ashley, chi è l'assassino: discoteche, belle donne e auto potenti
Firenze: clandestino con un debole per il lusso il litigio fatale dopo il sesso sul soppalco
FIRENZE. «Con Ashley abbiamo avuto un rapporto sessuale, utilizzando il letto sul soppalco. Poi Ashley ha cominciato a dirmi “vattene via che viene il mio fidanzato”. Mi ha trattato come un cane, spintonandomi e facendomi sbattere il fianco. Allora anche io l’ho spinta e l’ho colpita con un pugno alla nuca, nella parte sinistra. Lei è caduta a terra e quindi si è rialzata e ha ricominciato a spintonarmi; io ho reagito di nuovo, le ho dato una spinta lei è caduta all’indietro sbattendo la testa sul pavimento. Poiché non si rialzava, l’ho presa per il collo e l’ho tirata su. Non l’ho strangolata stringendole il collo né utilizzando alcun strumento. Io l’ho riportata sul letto sul soppalco, lei diceva che stava male e io sono andato via verso le 8.30 circa, prendendo il suo telefono cellulare che era vicino al mio».
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Sono le 4,05 di giovedì notte, 14 gennaio, quando il procuratore Giuseppe Creazzo, il sostituto Luca Turco e il pm Giovanni Solinas chiudono il verbale che chiude il giallo dell’Oltrarno. L’assassino di Ashley Olsen, 35 anni, ha un nome e un cognome: Cheikh Tidiane Diaw, senegalese, classe 1988. E ha confessato. Ma chi è Diaw? E come ha passato i giorni tra il delitto e la cattura? «Diaw è arrivato in Italia dieci mesi fa – racconta il suo avvocato, Antonio Voce – per raggiungere i fratelli che vivono nel quartiere di Campo di Marte. Per guadagnarsi da vivere, distribuisce i volantini e le riduzioni fuori dalle discoteche». Diaw, immigrato irregolare di 27 anni, ha un fratello che in gergo fa il “buttadentro”, cioè cerca di portare ragazzi in discoteca. È lui che gli ha trovato il lavoretto di volantinaggio. E quando Diaw ha finito di pubblicizzare discoteche, ci va lui stesso. Perché ama la pista da ballo, i bei vestiti, le belle ragazze, le auto grandi e potenti. E la cocaina.
Risulta incensurato e senza procedimenti penali pendenti, sebbene lo scorso dicembre sia stato identificato per una rissa fuori da un locale. Gli uomini della squadra mobile che lo braccavano ormai da 48 ore, dopo la svolta arrivata grazie alle telecamere di sorveglianza e all’esito dell’esame del dna, sostengono che abbia passato gli ultimi due giorni da uomo libero barricato in casa del fratello, in via Andrea del Castagno. Uscendo poco, pochissimo. Tutto inutile: agenti in borghese l’avevano già individuato e circondato. Lo tenevano d’occhio notte e giorno. La procura lo ha comunque fermato, come ha spiegato ieri il procuratore Creazzo, per il pericolo di fuga e per la sua «elevata pericolosità sociale» che rende concreto il timore che la condotta possa essere reiterata. «Cercheremo di provare che si è trattato di omicidio preterintenzionale e non volontario» replica l’avvocato Voce.
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