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Due mesi fa il blitz per lo spaccio di cocaina
Ventuno gli indagati nell’indagine che a novembre ha portato all’emissione di sedici misure cautelari
LIVORNO. È l’alba del 2 novembre scorso quando una ventina di agenti della squadra mobile vanno a bussare a casa delle 16 persone raggiunte da una misura cautelare nell’ambito dell’inchiesta “Pony Drug”. Il nome dell’indagine che farà emergere un radicato spaccio di cocaina in città, prende il nome dalle modalità con le quale la droga veniva consegnata ai clienti più fedeli: lo spacciatore saliva in scooter oppure più spesso in auto e la andava a consegnare a casa o sul posto di lavoro.
Ma non solo, perché dalle intercettazioni della polizia, è emerso un altro particolare curioso. In via Passaponti, dove abitava Stefano Niccolini, uno dei principali indagati, nei guai anche nell’indagini per i furti in porto, gli acquirenti andavano, suonavano o telefonava e poi mettevano i soldi dentro un cestino che veniva calato dalla finestra e nel quale veniva poi messa la dose di droga pattuita.
È questa l’altra faccia dell’indagine che ieri ha portato all’emissione di cinque ordinanze di custodia cautelare e alla perquisizione a casa di altre undici persone. Ma che c'entrano sette fuori strada rubati con la cocaina a domicilio? Secondo gli investigatori c’entrano e come. Perché è attraverso lo spaccio al dettaglio che Stefano Niccolini e Mirco Campochiari avrebbero trovato le risorse economiche per affittare la bisarca sulla quale caricare i Suv e pure la cifra per pagare l'ignaro conducente che ha portato il carico fino in Francia dove è stato poi ritrovato.
È seguendo i Suv rubati nell’ottobre 2014 che gli investigatori hanno infatti scoperto la rete di spaccio. Ora leggendo gli atti dell'indagine coordinata dal pubblico ministero Massimo Mannucci quello che emerge, oltre all'organizzazione della rete di spaccio, è la trasversalità del crimine: più inchieste si intersecano l'una con l'altra creando un sistema di malaffare che si muoverebbe tra Livorno, la Versilia, la zona del pisano, e il pistoiese all'interno del quale un ampio gruppo di persone sarebbe responsabile di furti, rapine, spaccio e lesioni. È mettendo insieme le due inchieste che ora è possibile avere un quadro più chiaro di tutto il sistema.
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