Gioco
«Con la ristrutturazione 30% dei posti letto in meno»
LIVORNO. La prima grande svolta nella vicenda dell’ospedale è datata 22 settembre 2015. Quel giorno, a palazzo Strozzi, Regione e Asl presero atto “della volontà del Comune di Livorno di procedere...
LIVORNO. La prima grande svolta nella vicenda dell’ospedale è datata 22 settembre 2015. Quel giorno, a palazzo Strozzi, Regione e Asl presero atto “della volontà del Comune di Livorno di procedere - in attuazione delle linee programmatiche di mandato del sindaco, approvate dal consiglio comunale del 9 settembre 2014 - alla revisione delle scelte operate in raccordo con gli altri soggetti sottoscrittori dell'accordo di programma del 24 maggio 2010 e quindi della volontà di non procedere alla realizzazione di un nuovo ospedale in località Banditella Bassa e della conseguente istanza di verificare le modalità di superamento del complessivo procedimento fin qui seguito nel quadro di possibili nuovi accordi istituzionali”.
LA PAROLE FINE SULL’ACCORDO 2010. Fu la riunione in cui si mise politicamente la parola “fine” sulla costruzione dell’ospedale a Montenero, sebbene - ricordava il verbale firmato tra gli altri dall’assessore regionale Saccardi e dal sindaco Nogarin - mancassero ancora i passaggi formali per “assumere i provvedimenti finalizzati alla revoca dell’accordo di programma del 2010 e per avviare contestualmente la procedura per un nuovo accordo di programma sulla materia”.
MA MANCA ANCORA LA REVOCA. In merito a questi atti, la scorsa settimana l’assessore all’urbanistica Aurigi, ha ricordato che «i tre enti si sono impegnati ad assumere, di comune accordo, i necessari provvedimenti finalizzati alla revoca» del precedente accordo per arrivare a uno nuovo per la «ristrutturazione e riqualificazione dell'attuale presidio ospedaliero di viale Alfieri». Passaggio fondamentale (seppur scontato) sarà una delibera che dovrà prendere il consiglio comunale, dopo la quale la giunta regionale firmerà il definitivo superamento dell'accordo 2010.
PER L’ASL SERVE UN NUOVO OSPEDALE. Intanto i tavoli tecnici - come quello in cui è stato presentato il progetto che riportiamo a fianco - stanno andando avanti. Ma ancora non hanno prodotto un punto di incontro. Le posizioni dell’Asl e dell’amministrazione comunale sono divergenti. In questo senso il ruolo decisivo, anche nella mediazione, sarà quello della Regione.
L’azienda ha sempre sottolineato che “l’ipotesi di ristrutturazione dell’attuale area ospedaliera non è stata avanzata né condivisa dall’azienda” e che “la scelta di realizzare una nuova struttura ovunque collocata” nasceva per “evitare le notevoli criticità che deriverebbero da una ristrutturazione del presidio ospedaliero in essere”.
Davanti alla volontà del Comune di procedere con la ristrutturazione, l’Asl ha evidenziato la necessità che “la durata dei lavori sia la più breve possibile, perché la tecnica ed organizzazione medica progredisce molto più velocemente della normale durata dei cantieri”. Poi ha sottolineato il vincolo inamovibile dell’elisuperficie “che condiziona l’eventuale sviluppo in altezza” degli edifici più recenti e dunque non sottoposti a vincolo, ma anche la difficoltà di accesso al pronto soccorso per la sua collocazione centrale al presidio. E infine - ma non certo di minor importanza - l’Asl ha ricordato al Comune che le necessarie opere per l’accreditamento degli edifici comporteranno una riduzione significativa dei posti letto attuali, stimabile in un 20-30%.
Per questi motivi “l’ipotesi di ristrutturazione dell’attuale area ospedaliera non è stata ritenuta soluzione compatibile con le esigenze sanitarie dell’Asl 6”.
LA RISPOSTA DEL COMUNE. “Se l’amministrazione - è stata la posizione dell’azienda - ritiene possibile questa operazione, avrà anche la possibilità di suggerire elementi di riflessione, purché sostenibili e compatibili” con le sottolineature presentate dai tecnici di viale Alfieri.
Il progetto del Comune, che pubblichiamo a fianco, cerca di rispondere proprio ad alcune sottolineature dell’azienda. E infatti, ad esempio, prevede una via di accesso privilegiato al pronto soccorso (da via della Meridiana in entrata a senso unico, con uscita da via Gramsci), ma anche il mantimento dell’elisuperficie sopra lo stesso pronto soccorso.
IL RUOLO DELLA SOPRINTENDENZA. In questa partita un ruolo ce l’ha anche la Sovrintendenza ai beni culturali. Perché se il piano Mariotti è stato accantonato, ciò è dovuto, secondo quanto sostenuto dall’amministrazione Nogarin, anche al fatto che “è intervenuto il decreto di vincolo nel 2012 da parte della Sovrintendenza, che nega la possiblità di demolire tutta la parte storica del complesso”. Il che da un lato ha reso irrealizzabile il cuore del piano Mariotti, e dall’altro mantenuto al centro della partita anche il parere del sovrintendente.
Giulio Corsi
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