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Morì in ospedale per la caduta a Villa Tirrena, maxi risarcimento ai figli
Livorno, Asl 6 e la casa di cura Villa Tirrena dovranno versare mezzo milione di euro ai tre figli di Clementa Rizzi scomparsa nel 2011 dopo il ricovero in ospedale
LIVORNO. Oltre mezzo milione di euro di risarcimento danni per la morte di Clementa Rizzi, 88 anni, avvenuta il 12 novembre 2011 all’ospedale di Livorno, due giorni dopo la caduta di cui l’anziana è stata sfortunata protagonista mentre era ospite della casa di cura di villa Tirrena. Un incidente - è la ricostruzione processuale - avvenuto nel corso dello spostamento dal letto alla sedia, e nel quale la donna si procurò una frattura al femore che innescò l’emorragia fatale.
A risarcire i tre figli della vittima dovranno pensarci per due terzi la Congregazione delle suore infermiere dell’Addolorata, che gestisce la residenza di via Montebello e per il restante terzo la Asl 6 di Livorno.
Una suddivisione che il giudice civile Luigi Nannipieri ha deciso basandosi sulla relazione depositata in Tribunale dal consulente tecnico, Nicola Bisordi. Una perizia lunga e dettagliata nella quale è stato ricostruito il percorso sanitario dell’anziana e le responsabilità che hanno portato al tragico epilogo. «È pacificamente emerso dall’indagine - si legge nella sentenza depositata l’8 gennaio scorso - come il decesso sia correlato alla caduta dal dispositivo solleva-malati, con il quale le operatrici della Rsa di Villa Tirrena stavano trasferendo la paziente sulla carrozzina».
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Ma nonostante la caduta e la conseguente frattura - secondo il consulente - l’anziana poteva essere salvata, o comunque curata in modo migliore durante la degenza in ospedale e dunque avere un aspettativa di vita maggiore. «Non si deve sottacere - aggiunge - in relazione alla gestione da parte del personale medico sanitario che ha avuto in cura la donna tra il 10 e il 12 novembre».
Secondo il perito, durante la degenza all’ospedale di Livorno «non vi è stata una adeguata considerazione della diminuzione dell’emocromo che si è verificato nell’arco di circa 24 ore», oltre al numero dei globuli rossi e delle piastrine. Tali valori «pacificamente trascurati», al contrario, dovevano porre il fondato sospetto diagnostico di «una significativa perdita ematica in atto», tale da spingere i medici a sottoporre la paziente a una ecografia addominale.
Questi esami - è la conclusione - «avrebbero verosimilmente suggerito l’opportunità di procedere a una trasfusione» e plausibilmente consentito di accorgersi del «sanguinamento toracico che ha creato la successiva difficoltà respiratoria».
Se da un punto di vista civile questa interpretazione ha inchiodata l’Asl 6 a dover risarcire i familiari dell’anziana per poco meno di 170mila euro, a livello penale la posizione dei medici, inizialmente indagati con l’accusa di omicidio colposo, è stata archiviata in sede di udienza preliminare. «Tra civile e penale - spiega l’avvocato Franca Aureli che ha seguito i figli dell’anziana - c’è un diverso grado di valutazione della colpa, tale da avere per uno stesso comportamento esiti diversi».
Ecco perché, al processo penale, sono finite solo le due operatrici di Villa Tirrena che la mattina del 10 novembre si occuparono delle manovre per spostare l’anziana.
Ma la fine di questo procedimento sembra lontano dal giungere a sentenza. Dopo il rinvio a giudizio (siamo a febbraio 2013), il dibattimento era stato affidato al giudice Marina Cirese che in estate è stata poi trasferita a Roma. Così il fascicolo è passato sulla scrivania della presidente del Tribunale penale Gabriella Marinelli. Ma anche lei, a dicembre è stata trasferita da Livorno alla Capitate. Risultato? Il prossimo 26 gennaio è prevista una nuova udienza, davanti a un altro giudice, che dovrà calendarizzare il processo fino alla sentenza.
Per fortuna dei figli, stavolta la scelta di chiedere subito il risarcimento in sede civile è risultata utile, soprattutto per una questione di tempi.
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