Gioco
L'entusiasmo contagioso dell'artista - Il ricordo
Di David Bowie mi porterò dentro proprio questo: la passione e la voglia sfrenata di innovazione, di ricerca, la sfida continua di inventarsi sempre qualcosa di nuovo
Ho incontrato David Bowie per la prima volta nel 1987 a Firenze, dove avevamo organizzato una tappa del suo Glass Spider Tour. Ci siamo presentati a una discoteca fiorentina e non ci fecero nemmeno entrare, non lo riconobbero. Ricordo che facemmo una scommessa sul sold out di quel concerto, ebbi ragione io perché quell'evento richiamò ben 60mila spettatori.
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Ci siamo rivisti 10 anni dopo, nel 1997, quando organizzammo il suo tour italiano, tre concerti tra Pistoia, Arbatax e Brescia. Proprio a Brescia andammo a cena la sera prima del concerto, parlò per tutto il tempo di arte contemporanea. Ci raccontava con un entusiasmo contagioso di tutte le opere e tutti gli artisti che lo emozionavano. Ci parlò con orgoglio anche di “Earthling”, quel disco dalle sonorità così all'avanguardia che aveva appena fatto uscire.
Di lui mi porterò dentro proprio questo: la passione e la voglia sfrenata di innovazione, di ricerca, la sfida continua di inventarsi sempre qualcosa di nuovo. Nel 2002 ho coronato un sogno portandolo al Lucca Summer Festival, è stata l'ultima volta che l'ho visto. Da allora mi avranno chiesto un miliardo di volte di riportarlo in Italia, sarebbe stato anche un mio desiderio ma purtroppo sapevo che non era possibile. E stamani piango la perdita di uno degli artisti più geniali che abbia mai abitato questo pianeta. Voglio pensare che non sia morto ma che più semplicemente i suoi amici alieni se lo siano venuti a riprendere.
(*Mimmo D’Alessandro è organizzatore di concerti)
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