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Muore a 50 anni: l'avevano dimesso il giorno prima
Aveva lavorato alla Pierburg, era invalido ed era nato con un rene solo. Parla la moglie: «Si sentiva debole, l’abbiamo portato al pronto soccorso e ci hanno detto che non aveva niente di grave»
LIVORNO. Il cuore di Alfredo Guerriero, 50 anni compiuti agli inizi di aprile, si è fermato per sempre neanche 24 ore dopo che dal pronto soccorso l’avevano mandato a casa dicendo che era solo un malessere passeggero, che doveva solo starsene un po’ tranquillo. I familiari partono da qui per raccontare le ultime 24 ore di Alfredo, dipendente Pierburg fino al 2006 («poi aveva preso in gestione un bar»), casa in via della Livornina, sposato con Paola Bernardoni, due figlie (Ilaria e Claudia), l’una di 19 anni e l’altra di 29. Invalido, nato con un solo rene ma «in condizioni nient’affatto critiche fino all’altro giorno», ripetono in famiglia.
«L’ha stroncato una insufficienza renale fulminante, così ci è stato detto», riferisce la moglie Paola Bernardoni, che con affetto e delicatezza avverte via Facebook amici e parenti («Il mio grande amore non c’è più»). Ma ora la famiglia vuol vederci chiaro e già ieri sera, stando a quanto viene riferito, i carabinieri si sarebbero presentati in ospedale per acquisire documentazione.
L’odissea inizia venerdì: «Si sentiva male, – spiega la moglie – aveva una gran debolezza addosso: aveva preso un farmaco nuovo e per vederci chiaro l’abbiamo portato al pronto soccorso alle 16,20. È rimasto in osservazione per qualche ora, verso l’ora di cena ci è stato detto che non era niente di grave e che Alfredo poteva tornarse a casa. Prognosi? Un giorno».
Ma quando l’ex lavoratore Pierburg arriva a casa le cose non migliorano granché: «Era proprio spossato e alle 22 chiamo la guardia medica: è anche caduto dal letto, non ce la faceva davvero, si sentiva svuotato di ogni energia. Abbiamo chiamato il 118 e poi gli è stato messo l’ossigeno».
L’indomani Guerriero torna in ospedale. «L’abbiamo riportato all’ospedale perché anziché riprendersi si sentiva ancor più fiacco», dice Paola Bernardoni. «L’hanno portato nella shock room. Ci hanno detto – aggiunge – che la situazione si era fatta grave: il rene non funzionava bene e, siccome i valori erano altissimi, gli avrebbero fatto la dialisi».
Il racconto della moglie si ferma: l’amarezza, la rabbia, lo sbigottimento. Uno tsunami che travolge una esistenza intera. Poi riprende: «Il medico mi aveva detto che me l’avrebbe fatto vedere un attimo. Magari avrei potuto salutarlo, dargli un incoraggiamento. Invece quando mi ha chiamato, l’ha fatto per dirmi che Alfredo non c’era più». Infine, rincara: «C’è qualcosa che non torna in tutto questo: voglio andare fino in fondo. Come? Con una denuncia? Ora ne parlo con le nostre figlie. Di certo non ci sto a veder spegnersi così Alfredo: esigo delle spiegazioni».
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