Il Tirreno

Livorno

I fornitori vanno dall’avvocato «Siamo pronti alla maxi-causa»

di Juna Goti
I fornitori vanno dall’avvocato «Siamo pronti alla maxi-causa»

La Cna e un gruppo di imprese dell’indotto che aspettano ancora di essere pagate si affidano a un legale di Firenze per verificare eventuali responsabilità: «Siamo al paradosso, basta prese in giro»

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LIVORNO. Questa volta non ci sono ultimatum. Non ci sono le richieste di chiarimento che sono piovute a più riprese, soprattutto negli ultimi mesi. No: questa volta i fornitori di Aamps – che aspettano ancora di essere pagati – dicono chiaramente, attraverso la Cna, che passeranno ai fatti. Due giorni fa una quindicina di realtà dell’indotto si è riunita nella sede degli artigiani e ha dato mandato a un avvocato e a un commercialista di Firenze di verificare se ci sono responsabilità (e di chi sono) per la situazione che si è venuta a creare, valutando anche se «in questi ultimi 12-18 mesi», ovvero da quando governano i 5 Stelle, «siano stati commessi atti che hanno ulteriormente aggravato la situazione delle aziende». Insomma, le ditte dell’indotto si preparano alla maxi causa. E potrebbe essercene per tutti: chi ha gestito azienda e macchina comunale prima e chi governa la barca oggi.

Il direttore della Cna, Marco Valtriani, parte proprio da qui, dalle scelte dell’amministrazione Nogarin. «La vicenda Aamps e la scelta dell'amministrazione comunale di ostinarsi con la presentazione del concordato in continuità – interviene – sta assumendo contorni paradossali che rasentano l'umorismo: fosse un fumetto del nostro storico Vernacoliere sarebbe più credibile. Peccato che da ridere ci sia ben poco...». «Di sicuro – attacca il direttore – non ridono le imprese dell'indotto, che senza alcuna risposta alle loro legittime richieste devono vedere giorno dopo giorno una confusione intorno ad Aamps che neppure il più scafato mestierante riesce a comprendere».

Valtriani elenca quello che definisce un «caotico e contradditorio susseguirsi degli eventi da quando la gestione di Aamps è nella mani dell'amministrazione a 5 Stelle»: «Concordato si, concordato no, concordato presentabile, concordato non presentabile, le imprese non ci rimetteranno niente, le imprese ci rimetteranno poco, non sappiamo quanto ci rimetteranno, assunzioni, non assunzioni, forse sì, forse no, sì ma non tutti, sì ma quando...?». E ancora: «Pagamenti sì, pagamenti no, pagamenti forse, pagamenti ma solo il corrente, pagamenti ma solo la moratoria, presidenti che vanno, presidenti che entrano, cda no, amministratore unico, di nuovo il cda, basta cda, lui va bene, lui non va più bene, di nuovo un altro amministratore unico...».

«Tutto – incalza – ci appare senza una logica, senza una strategia, ma, per quello che ci preme di più, in barba ai diritti delle imprese dell'indotto e ai loro dipendenti. Una situazione che obbliga la nostra organizzazione e le imprese che rappresenta a prendere una decisione netta e precisa: basta con le prese in giro verso chi ancora oggi svolge con rispetto e speranza la propria opera per Aamps».

Così a ridosso della prenotazione del concordato, che sarebbe già stata presentata se il Comune non avesse decapitato (giovedì) il cda di Aamps, un nutrito gruppo di aziende dell’indotto alza le barricate: le imprese e la Cna, comunicano dall’organizzazione, «hanno dato incarico a un avvocato e a un commercialista di Firenze (l’avvocato Francesco Bertini dello studio Chiti e il dottor Fabio Bargellini dello studio Bargellini) ai fini di verificare se all'origine della situazione che si è venuta a creare vi siano atti illeciti o casi di omesso controllo o di omesse denunce, nonché se sono stati commessi, anche in questi ultimi 12/18 mesi, eventuali atti che hanno ulteriormente aggravato la situazione delle aziende».

Ai legali viene quindi chiesto di mettere sotto i riflettori l’azienda, ma anche il Comune, che dell’azienda è proprietario.

«Ne abbiamo sentite di tutte – si arrabbia Valtriani – compreso il fatto che Aamps è sotto scacco delle imprese dell'indotto. Già il pensarlo sarebbe stata un'offesa alle stesse, una cosa pazzesca se si guarda ai fatti». E fa questo elenco: 1) «le imprese sottoscrivono la moratoria Rosi per spalmare, con interessi a proprio carico, i loro crediti»; 2) «le imprese si vedono sempre di più allungare i tempi di pagamento del corrente mentre proprio la puntualità di questi saldi era uno del motivi che le aveva indotte ad accettare la moratoria»; 3) «le banche chiedono il rientro delle fatture non saldate da Aamps»; 4) «le banche non accettano più le fatture di Aamps che le imprese presentano»; 5) «le imprese dichiarano la loro disponibilità a una ulteriore ristrutturazione dei propri crediti, compresa la moratoria»; 6) «le imprese a oggi non hanno mai interrotto i propri servizi per Aamps».

«Questo – incalza – sarebbe tenere sotto scacco Aamps? Ma stiamo scherzando? Cosa dovrebbero fare allora? Rinunciare ai propri crediti? Lavorare gratis? Fare l'uno e l'altro? Fare l'uno, l'altro e stare anche zitte e magari pagare con puntualità la salatissima Tari?»

«Adesso basta – chiude – andremo fino in fondo, e siccome siamo convinti che un'azienda interamente pubblica non possa comportarsi in questo modo e che i presupposti per risanare e rilanciare la "nostra" Aamps (visto che è pubblica è anche delle nostre imprese) ci siano, valuteremo ogni azione a tutela delle imprese dell'indotto e dei lavoratori».

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