Il Tirreno

Livorno

«Gli 800 milioni piovuti su Livorno merito del Pd»

di Giulio Corsi
I segretari del Pd Bacci e Bellandi
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I segretari del Pd Bacci e Bellandi

Livorno, Bacci e Bellandi replicano alle accuse del sindaco di “un’opposizione contro la città”. «Nogarin disperato, le nostre aperture al dialogo hanno sempre trovato un muro»

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LIVORNO. «Le dichiarazioni del sindaco lasciano trasparire un senso di disperazione dal punto di vista dell'approccio politico alle vicende della città. Siamo rimasti allibiti davanti al messaggio che se Livorno si trova da 19 mesi in balia dell'improvvisazione totale, del niente, questo sia causato dal Pd». Lorenzo Bacci e Federico Bellandi, segretario di federazione e segretario comunale del Partito Democratico, non ci stanno davanti all'accusa lanciata da Nogarin di "fare un'opposizione contro la città".

«Il nostro partito non ha mai pensato di vivere il proprio ruolo come uno spettatore che guarda, giudica e fa passare alla città la peggior notte che Livorno potesse immaginare - dice Bacci -. Siamo una forza politica responsabile, che lavora per il bene di Livorno e questo Nogarin lo sa. Tante volte gli abbiamo chiesto un dialogo, ma mai abbiamo avuto risposta. Ci sono i fatti che parlano. Se Nogarin fosse stato un sindaco responsabile, che aveva a cuore la città più che l'avvenire nazionale suo e del suo movimento, non avremmo avuto problemi a dialogare. Purtroppo abbiamo sempre trovato un muro».

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Nelle ore più difficili per i Cinque Stelle e soprattutto per Nogarin in questi primi 19 mesi al governo della città, il giorno dopo lo smacco di una maggioranza consiliare andata in fumo (i numeri, col voto del sindaco, sono 17 a 16) al punto da non riuscire a eleggere il presidente del consiglio, ma soprattutto al punto da aver portato il sindaco a cercare alleanze a destra e a sinistra, proponendo accordi a Forza Italia, a Città Diversa e a Buongiorno, i due segretari del Pd prendono in mano l’evidenziatore e sottolineano l’apporto alla vita della città del Pd, che definiscono "un partito riorganizzato, con una leadership nuova e una filiera di rapporti costruita in maniera seria, col tessuto produttivo, sociale ma anche coi palazzi del potere fiorentino e romano".

Insomma rivendicano ciò che è stato fatto dai governi democratici di Enrico Rossi e di Renzi per Livorno. E l'impressione che si ricava dalle loro parole è che i motori in via Donnini inizino a scaldarsi in vista di elezioni amministrative che - nella situazione di oggi - potrebbero arrivare anche prima della normale scadenza del 2019.

800 milioni per la città. Eccoli gli atti e i fatti di cui parlano Bacci e Bellandi. Il primo: «Se Livorno oggi ha una prospettiva, ciò è dovuto all'accordo di programma, possibile solo perché il Pd in consiglio comunale ha votato l'approvazione del piano regolatore del porto, che senza i nostri voti avrebbe incassato una bocciatura - sottolinea Bacci -. Il conseguente accordo di programma ha portato 800 milioni di investimenti sul territorio. In questa operazione è stato determinante il ruolo del Pd e dei suoi amministratori, dal livello locale, a quello regionale con Rossi fino a palazzo Chigi».

5 milioni fermi per il Polo tecnologico. «Il Comune nel firmare questo accordo ha fatto una richiesta specifica: 5 milioni per il polo tecnologico rivendicato con forza dal sindaco Nogarin - continua Bacci -. Ebbene, sapete qual è l'unico progetto che manca oggi in tutta questa partita? E' quello per il Polo tecnologico chiesto dal Comune. La Regione i 5 milioni li ha messi, il Comune il progetto no».

Lo stallo sull'ospedale. «Abbiamo preso atto che il progetto originario del nuovo ospedale non si confà ai desiderata del sindaco, ma servirebbe una soluzione alternativa - continua Bacci -. Aspettiamo una proposta, per adesso non c'è alcun piano di ristrutturazione, alcuna idea sul recupero di viale Alfieri. In tutto questo - aggiunge il segretario del Pd, vestendo i panni di sindaco di Collesalvetti - vorrei sottolineare che niente è stato concordato col “condominio” Capraia e con la “circoscrizione” Collesalvetti - dice in polemica con Nogarin che aveva definito Colle la sesta circoscrizione di Livorno -. La scelta è stata presa in maniera autonoma. Vediamo se saremo coinvolti come amministratori di territori che non sono di serie B perché più piccoli».

I rifiuti e Retiambiente. Nella replica democratica, non poteva mancare una puntata su Aamps. «Nogarin afferma che per colpa del Pd la sede della nuova maxi-Asl sarà a Pisa - continua Bacci -. Ricordo a Nogarin che il direttore generale è livornese, professionista disponibilissima. E' curioso però che se in sanità il problema è la sede dell'Asl a Pisa, nei rifiuti dove la sede di Ato è a Livorno si faccia di tutto per restare fuori da Retiambiente. La situazione è paradossale: Livorno poteva essere capitale dell’Ato Costa, ma ne è diventata figliastra. A tutti i livelli il Pd sta facendo di tutto per tenere la porta di Retiambiente aperta ai lavoratori di Aamps e alla città, che merita una politica dei rifiuti virtuosa. Abbiamo dato disponibilità a tutti i livelli, ma ci hanno detto no. Anche se l’unico atto che il Comune dovrebbe fare per uscire da Retiambiente non è stato fatto».

La credibilità del sindaco. «Dove sono le occasioni in cui il Pd ha detto no? - riflette Federico Bellandi -. Non si prendano in giro i livornesi: questa amministrazione non ha idea di come governare e probabilmente sta capendo che non basta dire “siamo diversi dal Pd”. La cronaca recente lo racconta bene: se il sindaco ha cambiato 4 vertici di Aamps è colpa del Pd? Forse il problema è un altro: Nogarin non riesce a tessere rapporti e dare fiducia ai vertici. La perdita di fiducia degli amministratori nei confronti del sindaco niente ha a che fare con le bandiere. Basti pensare che due membri del cda di Aamps erano 5 Stelle di vecchia data. Il problema è proprio questo: il sindaco perde frequentemente la fiducia delle persone con cui collabora. Come ha detto Cannito: non è affidabile e lo dimostra che nessuna opposizione gli ha dato un’apertura. L’esempio di Retiambiente è chiaro: Gordiani ha firmato l’atto di entrata nella maxi-azienda su mandato di Nogarin, poi il sindaco ha cambiato idea. E la stessa cosa l’ha fatta sul concordato. Quel che gli diciamo è “fermati”, per il bene della città».

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