Sicurezza
«Non riesco a parlare» La confessione è scritta
LIVORNO. Non c’è solo la tragedia della morte, ma anche il dramma della colpa, soprattutto quando hai solo 23 anni e ti accorgi di averla fatta grossa. Solo percorrendo la strada tortuosa che porta...
LIVORNO. Non c’è solo la tragedia della morte, ma anche il dramma della colpa, soprattutto quando hai solo 23 anni e ti accorgi di averla fatta grossa.
Solo percorrendo la strada tortuosa che porta alla consapevolezza, alla presa di coscienza e infine a perdere perfino l’uso della parola, che è possibile spiegare la drammatica confessione scritta di suo pugno da parte di Manuele Danti, arrestato per la morte del pensionato di 77 anni, davanti ai carabinieri. «Ero io alla guida dell’auto che ha investito e ucciso quell’uomo».
Il ragazzo, infatti, all’alba di mercoledì, è stato rintracciato attraverso il numero dal quale aveva lanciato l’allarme fingendosi un testimone.
A quel punto è stato prelevato a casa dei genitori e sottoposto all’alcoltest. Poi è stato portato dai militari in un ufficio del comando provinciale per chiarire meglio la sua posizione.
Nel frattempo gli investigatori hanno rintracciato in un garage nel quartiere di Corea la Fiat 500 grigia metallizzata che qualche ora prima aveva investito e ucciso Alessio Pianezzoli, lungo il viale Ippolito Nievo. Poi è sbucato fuori anche il filmato nel quale si vede l’utilitaria travolgere il pensionato. Infine è stato sentito anche il fratello che avrebbe dovuto confermare di aver passato la sera con il ventitrenne.
Così, un pezzo per volta, il castello dentro al quale lo studente aveva pensato di rifugiarsi si è trasformato in una piramide di cartapesta.
Alla fine, quando i carabinieri hanno messo in fila tutti gli elementi che non tornavano nella sua ricostruzione, il giovane deve essersi sentito solo, perso e in colpa.
Dopo quasi quattro ore davanti ai carabinieri le prime ammissioni, i primi cenni con il capo che si sono trasformati in una confessione nella quale lo studente ha ammesso tutte le proprie responsabilità.
Ma tutto questo è avvenuto in silenzio. Pochissime parole ma un lungo memoriale che il giovane ha poi firmato spiegando ai carabinieri che non riusciva a parlare.
Quel documento, come il video registrato dal distributore lungo il viale Ippolito Nievo è stato acquisito dai carabinieri coordinati dal pubblico ministero Antonio Di Bugno ed è entrato a far parte del fascicolo.
(f.l.)
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