Gioco
«Attraversa la strada», in un video choc l’impatto mortale
Livorno, alle 4,50 la telecamera del distributore Eni di viale Ippolito Nievo ha ripreso la Fiat 500 condotta dalla studente sul viale, poi lo schianto
LIVORNO. L’orologio segna le 4,49 di mercoledì 6 gennaio. Piove forte sulla città. La telecamera del distributore Eni inquadra l’uscita dell’area di servizio, ma in secondo piano l’occhio elettronico registra anche ciò che accade lungo un tratto del viale Ippolito Nievo, proprio quello che coincide con l’ingresso del cimitero ebraico. Passano pochi istanti, l’orologio dei minuti scatta: sono le 4,50. Sullo schermo compare una figura: cammina a piedi, attraversa la strada scavalcando lo spartitraffico provenendo dalla carreggiata sud.
Nello stesso istante sfila davanti all’occhio elettronico una Fiat 500 di cui è difficile anche riconoscere il colore. Un secondo dopo ecco l’impatto: violentissimo. Il corpo dell’uomo vola lontano, a quasi cinquanta metri di distanza dal punto in cui è avvenuto l’investimento. Sono fotogrammi terribili quelli che registrano la morte di Alessio Pianezzoli, 77 anni, pensionato e padre di tre figli.
Per gli investigatori il video è soprattutto un documento importantissimo nel proseguo dell’inchiesta aperta nei confronti di Manuele Danti, 23 anni, lo studente universitario alla guida dell’utilitaria intestata all’amica che era in auto con lui e che è stato arrestato nella tarda mattinata di mercoledì dai carabinieri e ora si trova ai domiciliari.
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L’accusa nei suoi confronti è quella di omicidio colposo, omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza: alle 6 del mattino, più di un’ora dopo l’impatto, ha fatto registrare un tasso alcolemico di tre microgrammi per litro: sei volte il livello consentito. «Nello specifico - spiega chi indaga - gli viene contestato il sesto comma del nuovo codice della strada che assorbe anche l’omissione di soccorso».
Il filmato registrato dalla telecamera del distributore è stato già acquisito dai militari coordinati dal pubblico ministero Antonio Di Bugno e adesso è già entrato nel fascicolo. Una registrazione dalla quale per un perito sarà anche possibile risalire alla velocità alla quale viaggiava la vettura al momento in cui ha investito e ucciso l’anziano.
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«Pioveva, non l’ho visto», ha ripetuto il ventitreenne, incensurato, che in un primo momento ha chiamato i carabinieri per dare l’allarme raccontando di essere un testimone, mentre successivamente è stato costretto ad ammettere le proprie responsabilità. «Manuele - ricordava dopo l’arresto avvocato Gabriele Rondanina, che poi la famiglia ha deciso di sostituire con il collega Mario Maggiolo - è un ragazzo che lavora per pagarsi gli studi, non è un pirata della strada, non è scappato dopo l’incidente. Quando si è accorto di quello che era successo ha telefonato immediatamente con il proprio cellulare ai carabinieri per allertare i soccorsi. Non ha detto subito che era lui alla guida dell’auto perché ha avuto paura. Poi però ha capito che non avrebbe potuto convivere con un peso del genere e poche ore dopo, davanti ai carabinieri, in modo autonomo ha confessato».
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