Il Tirreno

Livorno

Giunta M5S, a Livorno la maggioranza traballa sui numeri

Mauro Zucchelli
Il sindaco Filippo Nogarin
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Il sindaco Filippo Nogarin

Nuovo presidente del consiglio comunale: finisce 16 a 16. Il sindaco revoca il mandato al presidente di Aamps (rifiuti)

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LIVORNO L’Epifania porta via le feste e lascia al sindaco M5S livornese Filippo Nogarin una giornata da incubo. Giusto per cominciare bene l’annata: prima le urla che nell’aula del consiglio comunale si sono alzate dal pubblico (dov’erano gruppi di lavoratori Aamps) per contestare il siluramento del presidente dell’ex municipalizzata dei rifiuti; poi il plateale no di Marco Cannito che respinge al mittente il corteggiamento pentastellato («non accetteremo incarichi e non entreremo in giunta»); infine il flop della mancata elezione del M5S Daniele Esposito come presidente dell’assemblea consiliare dopo le dimissioni di Giovanna Cepparello (Buongiorno Livorno) in aperta polemica con l’atteggiamento del sindaco.


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Proprio dalla conta dei voti per il nuovo presidente è emersa la fotografia della situazione: 16 voti a Esposito e 16 astenuti. Cioè: non esiste (ancora?) una alternativa che si aggreghi attorno a qualcos’altro. Sta di fatto però che la maggioranza non è riuscita ad arrivare alla soglia minima di quota 17 che le consente di far passare i provvedimenti. E non è tutto: Giuseppe Grillotti, uno dei tre “dissidenti” che lo staff di Grillo ha espulso dal Movimento, è stato ancor più duro del solito, se possibile. Finora aveva detto che non voleva far cadere la giunta Nogarin (e questo era stato interpretato come un possibile “soccorso” al momento di votazioni cruciali in caso di emergenza): ora ha ripetuto che voterà solo i provvedimenti che ritiene utili senza altra remora. Niente ciambelle di salvataggio, insomma.

A complicare ancor più la situazione c’è il fatto che la mancata elezione di Esposito risulta al centro di una controversia giuridica: a nulla è valso l’orientamento contrario del segretario generale, in conferenza dei capigruppo è stato stabilito che occorresse il 17º voto. E anche quest’aspetto la dice lunga sul clima da bagarre che regna a Palazzo Civico. In mattinata, era arrivata da Palazzo Civico la comunicazione con cui era stato messo alla porta Aldo Iacomelli, presidente di Aamps, la società tutta comunale della nettezza urbana. In poco più di un anno e mezzo di amministrazione M5S è cambio al vertice: prima era stato confermato il direttore uscente Lorenzo Fommei, poi era stato nominato in pompa magna Marco Di Gennaro («il nostro Steve Jobs», l’aveva definito Nogarin), era stato poi estromesso ampliando i poteri del superconsulente Andrea Marzovilla, successivamente era stato riportato in consiglio d’amministrazione alla cui guida era stato posto Aldo Iacomelli con al fianco l’avvocata M5S Francesca Zanghi (quest’ultima se n’è andata di recente sbattendo la porta per contestare Nogarin e la scelta del concordato come soluzione della drammatica crisi di Aamps).

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E ora siamo in pieno paradosso: la decapitazione del consiglio d’amministrazione consegna Aamps nelle mani del presidente del collegio dei revisori, Francesco Carpano, da sempre durissimo avversario della scelta di Nogarin – a suo giudizio inammissibile – di puntare al concordato in continuità e, al tempo stesso, assumere quasi tutti i 39 precari dell’ex municipalizzata (alla cui sorte è appesa anche quella del capogruppo M5S Batini: o li assumete o mi dimetto). Non è servito finora a granché l’appello che aveva lanciato negli ultimi giorni il sindaco Nogarin: aveva aperto a ingressi in maggioranza, finora ha incassato solo un brusco no da Cannito, il papabile numero uno.

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