Gioco
Cinque Stelle senza maggioranza A vuoto l’elezione del presidente
Basta un’assenza tra i grillini e Esposito (M5S) raccoglie solo 16 voti contro 16 schede bianche Per il segretario può andare ma le opposizioni dicono no. Impasse in aula: decisa un’altra votazione
LIVORNO. L’elezione del presidente del consiglio comunale di Livorno è andata a vuoto un’altra volta, per la terza volta. E al di là dell’interpretazione del regolamento su quanti voti servissero davvero per eleggere il cinque stelle Daniele Esposito, è ormai evidente che il sindaco Filippo Nogarin e il Movimento rischiamo di non avere i numeri per andare avanti.
Lo dice quello che accaduto ieri: alla prova dei fatti, è bastato che nelle file dei grillini mancasse un consigliere (la battagliera Serena Simoncini non ha potuto essere in aula per gravi motivi personali) perché il Movimento, seppur compatto, non avesse neppure la maggioranza semplice (17 a 16) per essere a prova di interpretazioni e farsi valere senza se e senza ma.
Per eleggere il presidente servirà un’altra convocazione del consiglio e nel frattempo la dimissionaria Giovanna Cepparello (Bl) continuerà a tenere il timone. Ma è chiaro che a un anno e mezzo dall’elezione, e in vista della votazione del bilancio, il sindaco dovrà allargare in fretta i confini della maggioranza, come ha dichiarato più volte di voler fare. Anche per gli stessi M5S, che al momento devono garantire sempre e comunque, tutti, la loro presenza.
Partiamo dal principio. A dicembre la prima votazione per eleggere il nuovo presidente era andata a vuoto perché i 5 Stelle avevano chiesto tempo (mentre il Pd aveva proposto Cristina Bini).
Ieri il primo nodo è stato sciolto da Corrado La Fauci, che ha annunciato che il gruppo M5S avrebbe sostenuto Esposito, già vicepresidente: una scelta, ha sottolineato La Fauci, nel segno della «continuità», della «garanzia del funzionamento del consiglio», dettata dal fatto che «Esposito è persona che ha sempre parlato con tutti, dimostrando capacità di dialogo e operativa».
I capigruppo di opposizione, a turno, hanno ripetuto di stimare Esposito, di apprezzarlo, ma anche di non avere affatto gradito il comportamento del sindaco e il percorso seguito fino a oggi.
Ognuno fa il suo gioco, così nel primo pomeriggio anche la seconda votazione, che prevedeva ancora la maggioranza dei due terzi, è andata a vuoto: 15 voti per Esposito, 14 schede bianche, una nulla e un voto per Cristina Bini. Chi ha votato la consigliera del Pd? Chiunque sia stato, ha quasi lanciato un’ancora di salvataggio ai 5 Stelle in vista di un possibile ballottaggio al terzo turno.
Ma ecco l’ennesimo colpo di scena. Di fronte a una controversa interpretazione del regolamento su quanti voti servissero davvero per eleggere Esposito (nel regolamento comunale si parla di «ballottaggio a maggioranza semplice tra i due candidati», quindi ballottaggio o maggioranza semplice dei votanti?), la terza riunione del consiglio convocata per le 17 non è partita fino alle 19: i capigruppo si sono riuniti con il sindaco, i 5 Stelle si sono assentati dall’aula, la presidente uscente ha chiesto un parere al segretario generale.
Quel parere è arrivato: per il segretario Giuseppe Ascione sarebbe bastato che Esposito, per essere eletto, avesse più voti di altri candidati, come poi è stato. Ma la conferenza dei capigruppo, a larghissima maggioranza, ha dato l’interpretazione opposta («deve avere almeno il 50% più uno dei voti»).
«In via prudenziale – annuncia Cepparello al microfono – mi attengo al parere della conferenza dei capigruppo, che è vincolante». Parere di cui oggi non si sarebbe parlato se i 5 Stelle avessero avuto la maggioranza, anche solo di un voto. Così alla fine sarà tutto da rifare. Esposito ha incassato 16 preferenze, a fronte di 16 schede bianche. «Rimandiamo alla prossima seduta – conclude al microfono Cepparello – che sarà convocata il prima possibile. Nel frattempo sta alle forze politiche trovare la quadra...». Già.
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