Il Tirreno

Livorno

Bruciato anche Iacomelli

di Giulio Corsi

Il sindaco: ritarda il concordato, non gode più della mia fiducia

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LIVORNO. Aldo Iacomelli se ne va con un record: è l’uomo che è rimasto più a lungo in sella all’Aamps in un anno e mezzo di governo Cinque Stelle. Nove mesi, dallo scorso aprile fino a ieri. E’ durato assai più di chi l’ha preceduto: il direttore generale Fommei (settembre 2014-gennaio 2015), l’amministratore unico Di Gennaro (luglio 2014-marzo 2015), il superconsulente Marzovilla (febbraio-maggio 2015).

E’ una consolazione da poco, per lui ma soprattutto per l’azienda dei rifiuti: via dell’Artigianato ha stritolato infatti la sua quarta governance in 19 mesi, il tutto senza che in questo tempo mai, o quasi mai, i vertici aziendali siano riusciti a proporre una politica di rifiuti, a dare un indirizzo nuovo all’azienda. C’ha provato Iacomelli, ma il suo piano industriale, consegnato all’amministrazione a metà giugno, non è mai stato presentato né discusso, travolto dalla crisi economico-finanziaria di Aamps e da una serie di polemiche all’interno del mondo grillino che hanno impedito di fatto un dibattito nel merito.

Quattro governance bruciate, dicevamo, ma la strage delle partecipate è ancora più lunga se si aggiunge l’estromissione di Guidotti da Spil e la rottura con Comparini in FarmaLi.

Ieri mattina è stato un vigile urbano a consegnare la lettera di revoca a Iacomelli. L’ha atteso davanti al cancello dell’azienda e attorno all’ora di pranzo, quando il presidente è arrivato da Roma, gli ha messo in mano un plico chiedendogli di firmare la ricevuta. Una scena che ha ricordato tanto la consegna della busta gialla a Giovanni Gordiani da parte di un messo comunale, appena un mese fa, mentre l’assessore si sedeva al banco della giunta per parlare in commissione: anche in quel caso all’interno era contenuto il benservito del sindaco affidato ad un foglio dattiloscritto.

Iacomelli ha capito subito. E’ entrato in ufficio, ha aperto la busta e letto la lettera in cui Nogarin gli revocava l’incarico. Parole pesanti, a tratti offensive, che il sindaco nel pomeriggio ha letto pubblicamente in diretta streaming durante il consiglio comunale: «Il comportamento tenuto dall'organo amministrativo rende manifesta una incongruenza e una inadeguatezza rispetto alla fase concordataria e di risanamento della società che richiede un’attitudine professionale diversa da quella posseduta dai componenti del cda». E ancora: il consiglio di amministrazione ha «ritardato l’adozione dei provvedimenti deliberati dal socio, che sono urgenti e indifferebili in ragione dell'attuale situazione economico finanziaria dell'impresa e così facendo ha aggravato lo stato della società richiedendo istruttorie tecniche e amministrative da parte dell'amministrazione comunale, laddove le stesse devono essere prese all’interno della società». E poi: «Le motivazioni addotte dagli amministratori di Aamps che hanno provocato il ritardo nell'assumere la delibera 152 (cioè nel dare concretezza all’atto della giunta che indicava la strada del concordato, ndr) inducono a ritenere che gli stessi non possiedono l’esperienza e le capacità per affrontare lo stato di crisi attuale».

Oltre a Iacomelli, la stessa lettera è stata inviata anche al consigliere Marco Di Gennaro, che Nogarin aveva definito «lo Steve Jobs di Aamps» al momento della nomina ad amministratore unico nel luglio 2014, salvo poi revocarlo dopo sette mesi, ma essere costretto a reintegrarlo nel cda guidato da Iacomelli poche settimane dopo. Ora per lui è arrivato il licenziamento bis.

Il terzo componente del consiglio invece era Francesca Zanghi, l’avvocata del sindaco, grillina della prima ora, che una settimana fa si era dimessa in polemica con la linea di Nogarin e in appoggio a Iacomelli e Di Gennaro.

Di fatto il cda di Aamps paga un atteggiamento prudente nei confronti della scelta dell’amministrazione di portare l’azienda al concordato, nella convinzione, ripetuta in più occasioni durante le assemblee dei soci, che la strada migliore per salvare la società, per procedere alle 39 stabilizzazioni e per tutelare l’indotto fosse quella di una ristrutturazione del debito e non di una procedura concordataria.

Ma paradossalmente il siluramento avvenuto ieri mattina ritarda, anzi per adesso stoppa, proprio quel concordato che dal primo dicembre è stato inseguito con estrema convinzione dal sindaco e dall’assessore Lemmetti e che nei giorni caldi dello sciopero dei rifiuti è diventato tema di politica nazionale, rappresentato come confine tra la buona politica a 5 Stelle e la cattiva politica dell’era precedente.

Ebbene, proprio ieri pomeriggio di fatto era in programma il consiglio d’amministrazione che avrebbe dato il via libero definitivo al concordato e dunque affidato l’incarico a Iacomelli di procedere già stamani o lunedì prossimo alla prenotazione in tribunale. E invece l’operazione si è fermata. Perché il cda non esiste più, la riunione non c’è stata e l’azienda è passata nelle mani del presidente del collegio sindacale Francesco Carpano, il quale però non ha il potere di chiedere il concordato (ma può chiedere, come scriviamo in basso, la liquidazione della società o addirittura la nomina di un amministratore giudiziario).

Tempistica casuale? Molti osservatori - a partire proprio dallo stesso Carpano - ieri si sono detti sorpresi dai tempi scelti dal sindaco. «Così - dice il revisore - le cose si complicano e molto».

Va aggiunto che sempre nel cda di ieri, un altro argomento importante era all’ordine del giorno: le modalità di affidamento degli incarichi ai professionisti che dovranno seguire il concordato. Si tratta di una partita economicamente rilevante, che vale circa 1.5 milioni di euro, da dividere tra una serie di professionisti: commissario, advisor, legale, asseveratore, perito. In che modo saranno scelte queste figure? Iacomelli aveva chiesto un parere all’Anac, l’Autorità per l’anticorruzione, ricevendo la conferma che la strada giusta è quella di un avviso pubblico e non quella di incarichi ad personam, e proprio ieri era in programma il via libera alla pubblicazione delle procedure pubbliche per la ricerca di quei professionisti. E’ saltato anche quello.

Ma è soprattutto un altro il tema su cui Iacomelli ha ricevuto il pollice verso da parte del gruppo di maggioranza e del sindaco: quello dell’assunzione dei precari. A settembre il presidente di Aamps aveva chiesto di stabilizzarli, ma quando a dicembre ha avuto il via libera politico («non tecnico-giuridico», ripete lui) del sindaco, le condizioni di Aamps erano cambiate: la società era già sulla strada del concordato, che i revisori hanno definito incompatibile con le stabilizzazioni. Alla fine, nell’attrito tra Comune e collegio contabile, è rimastro stritolato proprio il cda aziendale. Ma anche le assunzioni, che per ora non si faranno.

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