Gioco
Travolto e ucciso da un’auto sul viale Nievo, il quartiere piange Alessio Pianezzoli: «Uno spirito libero»
Livorno, dal fornaio al barista fino al parroco e al centro Poggiali: tutti piangono il pensionato scomparso padre di tre figli: «Era l’amico della notte»
LIVORNO. Se n’è andato, travolto da un’auto, l’uomo che amava passeggiare, anche di notte, tra il quartiere della Stazione e via Giordano Bruno, dove abitava e dove tutti lo conoscevano e riconoscevano. «Uno spirito libero», così lo descrivono, tanto da non sentire nemmeno il bisogno di portare con sé un documento d’identità quando usciva di casa. Non lo aveva nemmeno quando il suo corpo senza vita è stato ritrovato appoggiato a un cassonetto della spazzatura lungo viale Ippolito Nievo dopo essere stato travolto.
La mattina dopo la tragedia del 6 gennaio, quando ormai lungo la strada al confine tra le Sorgenti e La Guglia è tornata la luce e la pioggia ha smesso da qualche ora di battere sull’asfalto, si commuove chi conosceva Alessio Pianezzoli, 77 anni, tre figli e una faccia da nonno: il fornaio all’angolo dove il pensionato si fermava mentre chi lavorava faceva l’impasto; il barista che lo vedeva entrare appena alzato il bandone del negozio e in cambio di un po’ di compagnia gli allungava una brioche calda.
«Una pasta - raccontano i soccorritori - l’abbiamo trovata anche in tasca della vittima quando siamo arrivati sul luogo della tragedia». Forse l’aveva conservata per fare colazione, hanno pensato subito. Un particolare importante, però, grazie al quale i carabinieri sono riusciti a dare un nome a quel corpo sfigurato nel terribile incidente in cui il pensionato ha perso la vita intorno alle 5 del mattino.
«Deve essere Alessio - ha spiegato agli investigatori la proprietaria del bar - di solito apriamo verso le 3,30 e viene a trovarci ma nei giorni festivi, come la Befana, apriamo più tardi, ecco perché stavolta non lo abbiamo visto». Acquisiti questi particolari, è bastato un cognome ai militari per riuscire a risalire, ma solo in tarda mattinata, al chi fosse il figlio più grande della vittima.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12736400:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2016/01/07/news/travolto-e-ucciso-dall-auto-l-avvocato-del-conducente-non-e-un-pirata-ha-chiamato-i-soccorsi-1.12736400]]
«Prima - spiega chi indaga - abbiamo rintracciato i cugini e poi siamo riusciti a contattare i parenti più stretti». Del settantasettenne si ricordano in molti nella zona nord. A partire dal prete della parrocchia di San Matteo, in via Provinciale Pisana, dove aveva bussato più di una volta. «L’ultima - spiega il parroco, Don Cornelio chiedendo informazioni sull’incidente - qualche settimana fa. Ero in chiesa, ha suonato perché aveva dimenticato le chiavi dentro casa chiudendosi la porta alle spalle e mi ha chiesto di chiamare i vigili del fuoco per risolvere il problema. Abbiamo chiamato e tutto si è risolto. Poi - prosegue - l’ho rivisto qualche altra volta negli ultimi giorni, passeggiava per il quartiere, come sempre».
Socievole, molto religioso, il pensionato era una persona abitudinaria, attaccato al suo tran-tran che ne scandiva la giornata. «Era una specie di orologio svizzero ma anche uno spirito libero», aggiungono.
Ne parlano così all’istituto Poggiali, di via Prato, dove ieri mattina lo aspettavano e dove invece non è mai arrivato. «Di solito lo vedevamo comparire sempre intorno alle 8 del mattino - ricordano - era molto metodico per quello che riguardava l’orario di arrivo. Per il resto della mattinata faceva due chiacchiere con le altre persone che seguono i programmi qui da noi, beveva uno o due caffé e poi se ne andava a casa».
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12728718:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2016/01/06/news/muore-investito-da-un-auto-corpo-ritrovato-dai-carabinieri-1.12728718]]
Dal centro fanno capire, senza entrare nello specifico, che si trattava di «una persona autosufficiente che viveva da sola e che frequentava il centro da anni», forse più per compagnia che necessità. «In ogni caso si trattava di un punto di riferimento importante nella sua vita. E Alessio - concludono - era uno di casa al quale eravamo tutti affezionati». Nessuno, invece, si sbilancia, per cercare di capire che cosa sia potuto avvenire poco prima delle 5 del mattino sul viale Ippolito Nievo quando la Fiat 500 condotta dallo studente ha travolto e ucciso il pensionato.
«Pioveva, non l’ho visto: ho sentito solo la botta sulla parte destra dell’auto», ha confessato lo studente poi arrestato dai carabinieri. Chi voleva bene al pensionato mentre cerca una risposta abbassa la testa e cammina. Come forse avrebbe fatto anche Alessio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
