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Sindacato in lutto si è spento a 75 anni Alberto Faccendoni
Una vita nella Cisl, dai metalmeccanici al commercio La commozione di Pardini: «Grande dirigente e amico»
LIVORNO. Il mondo del sindacato è in lutto: nella notte tra sabato e domenica se n'è andato Alberto Faccendoni, volto molto conosciuto in città per il suo impegno con la Cisl e non solo.
Faccendoni aveva compiuto 75 anni pochi mesi fa 75 (era nato nell’ottobre del 1940): si era fatto strada tra i metalmeccanici, poi una vita da sindacalista. È scomparso in uno dei reparti dell’ospedale di Livorno, dopo una lunga malattia.
I funerali saranno celebrati oggi alle 15.30 alla camera mortuaria. Mentre dal mondo sindacale, del volontariato e delle istituzioni si moltiplicano il cordoglio e le condoglianze alla famiglia: alla moglie, alla figlia, ai nipoti.
«Con Alberto se ne va non solo un grande uomo e sindacalista, un insostituibile dirigente sindacale appassionato della sua missione – interviene il segretario generale della Cisl, Giovanni Pardini – ma un indimenticabile amico con il quale avevo il piacere di confrontarmi su tanti problemi e che ci ha aiutato a crescere».
In una lettera scritta a poche ore dalla scomparsa, Pardini ricorda il collega e amico, facendo il ritratto di una vita che si è intrecciata con la storia locale del sindacato e con le vertenze aperte in città.
«Ricordare Alberto – scrive Pardini – non è affatto semplice, perché dovremmo ripercorrere in gran parte la storia sindacale del nostro territorio degli ultimi sessant’anni, tra crisi industriali e grandi cambiamenti, che lo hanno visto sempre incedere da protagonista con l'intento propositivo (era nel suo Dna sindacale Cisl) di trovare soluzioni nell'interesse del mondo del lavoro».
«Alberto – ricorda Pardini – si è infatti impegnato, esempio raro nella Cisl, trasversalmente: è partito dalla Fim nei metalmeccanici (intenso il suo impegno nelle varie crisi tra Cantiere e Cmf) poi il Pubblico impiego e negli ultimi anni la Fisascat – il settore del commercio, turismo e cooperazione sociale – occupandosi di molti altri problemi, dalle piscine alla Porto 2000, dal Caprilli alle tantissime vertenze esplose negli ultimi anni».
Pardini ricorda così il collega scomparso: «Era sempre presente con il suo eccezionale entusiasmo, la sua grande passione per la Cisl e il sindacato» che considerava «un insostituibile strumento per tutelare i lavoratori, dare regole a un mondo del lavoro sempre più in difficoltà. Per lui il sindacato voleva dire affermare la cultura del “Noi” contro quella dell'“Io” imperante». «Alberto – aggiunge – era un grande trascinatore, abilissimo oratore, era dotato di capacità di analisi sociali uniche, creativo sul piano progettuale, mai velleitario, esplosivo, dava carica a tutti anche nelle situazioni più difficili. Grazie per quello che ci hai insegnato, per l'esempio che rappresenti e hai rappresentato per tutti noi fino agli ultimi giorni della tua splendida vita».
L’ultimo saluto è affidato a una battuta affettuosa e commossa: «Ciao, siamo certi che lassù stai già organizzando qualcosa, sei già alla ricerca anche in Paradiso del primo delegato sindacale».
(j.g.)
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