Il Tirreno

Livorno

Fugge e poi confessa «L’ho ucciso io»

di Alfredo Faetti ; di Alfredo Faetti
Fugge e poi confessa «L’ho ucciso io»

Arrestato uno studente di 23 anni per la morte di un anziano

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LIVORNO. È notte fonda e una pioggia incessante sta cadendo sulla città. Una macchina, una Fiat Cinquecento, corre veloce su via Ippolito Nievo: al volante c’è un ragazzo di 23 anni che sta tornando a casa dopo una serata di bevute. Nello stesso momento, un pensionato di 77 anni attraversa la strada, più o meno davanti al cimitero degli Ebrei. È un attimo e i destini di queste due persone s’incrociano in maniera tragica: la macchina non frena e coglie in pieno l’anziano, facendogli fare un volo di oltre venti metri. L’uomo, Alessio Pianezzoli, muore sul colpo, mentre il ragazzo si fa prendere dal panico: chiama i carabinieri fingendosi un testimone dell’accaduto, ma i militari non credono alle sue parole e dopo ore d’interrogatorio arriva la confessione: «Sì, sono stato io». Così Manuele Danti, studente livornese all’università di Pisa, viene arrestato e trasferito ai domiciliari.

Non è stato semplice per gli investigatori mettere insieme i pezzi di questo puzzle. Tutto inizia con una telefonata intorno alle 5 di mattina. «Un uomo è stato investito e l’auto è scappata» dice la voce alla cornetta.

Parte una pattuglia e quando arriva sul posto trova un corpo reso irriconoscibile dallo schianto. I militari cercano nelle tasche a caccia di un documento, ma trovano soltanto una brioche. Arriva anche l’ambulanza della Misericordia, che trasporta la salma all’obitorio. I carabinieri continuano a cercare indizi e notano che sull’asfalto ci sono pezzi di un fanale e altri resti di una macchina: reperti che vengono portati in laboratorio per risalire al modello incriminato.

«Ho visto due persone avvicinarsi a piedi al corpo e poi allontanarsi velocemente», racconta una testimone ai carabinieri, che intanto hanno già rintracciato la chiamata con cui è stato lanciato l’allarme.

Il numero è quello di Danti, che viene prelevato portato in caserma insieme al fratello, dato che il ragazzo dirà che era con lui quando è avvenuto l’incidente: versione che non verrà confermata dal fratello stesso.

Danti entrerà in caserma per l’interrogatorio intorno alle 7.30 di ieri mattina, circa tre ore dopo l’incidente. Un tempo sufficiente per fare un’altra tappa prima di arrivare a casa: arriva in un parcheggio nel quartiere Corea, dove lascia la Cinquecento Fiat. Non è la sua macchina, ma quella di un’amica, che stava viaggiando con lui su via Ippolito Nievo. I carabinieri troveranno la vettura solo qualche ora dopo.

Negli stessi istanti, il figlio di Pianezzoli arriva all’obitorio e riconosce il padre, dandogli finalmente un nome.

L’interrogatorio in caserma va avanti per delle ore e Danti insiste sulla sua innocenza, almeno fino alla tarda mattina, quando ormai sfinito crolla e confessa. Il suo tasso alcolico - trapela dagli investigatori - è pari a 3, sei volte oltre al limite consentito: ma questo dato non viene confermato dall’avvocato del ragazzo, che comunque viene arrestato dai militari.

Il pm Antonio Di Bugno ha aperto un fascicolo per omissione di soccorso e guida in stato d’ebbrezza, secondo quella parte del codice della strada legato al comportamento tenuto in caso di incidente stradale con grave danno alle persone.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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