Il Tirreno

Livorno

Ma i livornesi hanno già pagato per i morosi della Tia

di CRISTIANO TONCELLI

di CRISTIANO TONCELLI Nella sarabanda di notizie sul caso Aamps, due fatti sembrano essere sfuggiti. Il primo riguarda i famigerati crediti Tia (2006-2012), su cui si sono sentite cifre fantasiose. L'...

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di CRISTIANO TONCELLI

Nella sarabanda di notizie sul caso Aamps, due fatti sembrano essere sfuggiti. Il primo riguarda i famigerati crediti Tia (2006-2012), su cui si sono sentite cifre fantasiose. L'unico dato vero è scritto a pagina 54 del bilancio 2014 ed è pari a 12,66 milioni di euro (di cui peraltro solo 11,4 milioni di euro "forse" inesigibili). Nella stessa pagina però sono riportati anche 12 milioni di "Fondo svalutazione crediti Tia", che sono il risultato di un accantonamento (previsto per legge) che l'azienda ha fatto negli anni proprio a copertura della morosità Tia di lungo periodo (cioè, a valle delle azioni di recupero).

In altri termini, con la tariffa i livornesi hanno sempre versato quel che serviva per coprire eventuali morosità, per cui oggi, se anche tutti gli 11,4 milioni fossero realmente inesigibili, potrebbero venire assorbiti senza generare alcuna perdita di esercizio. Questo significa intanto che, malgrado le dichiarazioni politiche, la morosità Tia non può essere indicata come causa del dissesto attuale dell'azienda. Visto poi che i livornesi hanno già coperto gli importi evasi, perché dal 2015 li stanno ripagando una seconda volta?

Con la Delibera 215/2014 il consiglio comunale su proposta Aamps ha infatti aggiunto alla Tari 2015 la voce "Ammortamento crediti esigibili Tia" per 3,82 milioni. Tale aumento è recentemente stato confermato per il 2016 e la previsione è che ciò avverrà anche per il 2017, fino al totale di 11,4 milioni. Con quale giustificazione si chiede un nuovo esborso per lo stesso motivo?

L'altro fatto curiosamente non emerso riguarda l'Iva. La Tia ne era soggetta, salvo che poi la corte costituzionale finì per dichiararla illegittima. Il governo risolse la questione sostituendo la "tariffa" (Tia) con una "tassa" (prima Tares, poi Tari), per sua natura esente da imposte. Allora perché (vedi pagina 3 della stessa delibera di CC) l'amministrazione ha caricato il 10% di Iva sulla Tari 2015, per altri 3,57 milioni? Come è possibile, visto che basta cercare in Rete per scoprire che persino il "sacro blog" dei pentastellati ai tempi si scagliava contro l'Iva sulla Tia?

Infine, un’ultima considerazione. Se mettiamo insieme le due cifre (aumento ed Iva) scopriamo che nel 2015, tra amministrazione ed azienda, sono state a disposizione quasi il 24% di risorse in più rispetto all'ultimo anno a Tia (il 2012). Come sia possibile, con un simile aumento, andare verso un concordato resta un mistero.

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