Il Tirreno

Livorno

In balia del mare con il surf salvata ragazzina di 14 anni

di Federico Lazzotti
Il calzare e il cero portati a Mkntenero dai genitri della ragazza salvata
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Il calzare e il cero portati a Mkntenero dai genitri della ragazza salvata

Livorno, si è tuffata davanti ai Fiume ma non riusciva a tornare. I genitori a Montenero per lasciare un ex voto: "Grazie all'angelo che l'ha aiutata"

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LIVORNO. Martedì 5 gennaio, di buon mattino, Linda e Luca sono saliti in macchina per raggiungere il santuario di Montenero. Quando sono entrati nella cappella della riconoscenza, dentro la quale vengono conservati gli ex voto lasciati alla Madonna, avevano con sé due doni: il calzare di una muta da surf e un moccolo, un cero acceso. Il primo per ricordare la tragedia scampata, il secondo in segno di devozione.

Comincia da qui il viaggio a ritroso dentro le onde della paura che domenica stavano per portarsi via la figlia quattordicenne della giovane coppia, «salvata da un angelo» - ripete la mamma - mentre si trovava in difficoltà durante un’uscita con il surf nella zona di mare compresa tra i bagni Fiume e i Tre Ponti.

«C’era corrente in acqua, non sentiva più le gambe per questo non riusciva a rientrare da sola. Per fortuna - va avanti la donna - quell’angelo l’ha guidata: l’ha fatta parlare per oltre un’ora, si è presa cura di lei, l’ha tenuta tranquilla, fino a quando non sono riusciti ad arrivare a riva».

Tutto - ricordano i genitori - è cominciato intorno alle 15,30 di domenica: mare di scaduta e onde abbastanza regolari. Così l’adolescente, come centinaia di appassionati di surf, ha deciso di uscire in mare nonostante gli avvertimenti della mamma. «Buttati, ma non da sola», le ha ripetuto prima di uscire per andare al lavoro. E al figlio più grande ha detto: «Stai dietro a tua sorella e quando rientra telefona subito», è stata l’ultima raccomandazione.

Muta indosso e tavola sotto braccio, poco, la quattordicenne è andata all’appuntamento con un’amica sulla spiaggia accanto ai Fiume ma forse, per la fretta di prendere il largo, si è tuffata senza aspettare. «Mi sono ritrovata sola - ha spiegato ai genitori - e dopo un po’ che pinneggiavo ho cominciato a seguire un signore che era fuori con il body».

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Troppo forte, a quel punto, la corrente perché la giovane surfista potesse raggiungere il punto oltre il quale l’onda si spacca. Peggio ancora, quella stessa forza dell’acqua ha fatto sì che l’adolescente scivolasse con il suo surf verso sud, in direzione dei Tre Ponti. «Quando sono sfilata davanti al moletto di Ardenza - ha ricordato la giovane studentessa - ho visto alcune persone e ho alzato le mani per chiedere aiuto».

Un segnale raccolto anche dal surfista che la quattordicenne aveva incrociato poco prima per seguirlo e che si è trovato poco dopo ad essere la persona più vicina a lei. È da questo momento in poi che i due, insieme, hanno provato a rientrare a riva.

«Mi ha detto - dice la mamma riprendendo le parole della figlia - che non ce la facevano proprio ad avvicinarsi agli scogli anche perché nel frattempo le onde erano diventate più grosse e la corrente ancora più forte».  Le gambe che cominciano ad essere pesanti, la paura che ti entra nella testa, il freddo che attraversa la muta e rischia di bloccarti. «Siamo riusciti a rientrare solo dopo un’ora passata in mezzo al mare».

A 14 anni però, la cosa più difficile per la giovanissima surfista è stata quella di dire prima al fratello e poi ai genitori quello che le era successo. «Perché raccontasse tutto sono serviti un paio di giorni - ricorda la mamma - sia al telefono che quando ci siamo viste qualche ora dopo ha cercato di minimizzare. Ma per come la conosco ha davvero avuto paura». Nella notte tra domenica e lunedì mamma linda ha pubblica su Facebook un appello per rintracciare l’angelo che ha salvato sua figlia. Il giorno successivo, attraverso alcune amicizie in comune, per i genitori della quattordicenne è stato possibile ringraziare quell’uomo che si è preso cura della loro figlia. «Abbiamo scoperto - raccontano Luca e Linda - che è padre di una ragazzina della stessa età della nostra. Ci ha chiesto di non fare il suo nome, ma lo vogliamo ringraziare pubblicamente».

Quando Linda e Luca sono tornarti a casa dopo il viaggio al Santuario di Montenero hanno trovato la figlia con la tavola in mano.  «Mamma, babbo - ha detto - ho deciso di venderla».

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