Gioco
In attesa della riforma portuale: slitta per lo scontro Renzi-Delrio
L’ultimo tam tam dice che la riforma dei porti, almeno per l’ “architettura” istituzionale delle Autorità Portuali finirà in consiglio dei ministri a metà gennaio. Ma ormai gli operatori del...
L’ultimo tam tam dice che la riforma dei porti, almeno per l’ “architettura” istituzionale delle Autorità Portuali finirà in consiglio dei ministri a metà gennaio. Ma ormai gli operatori del settore hanno perso il conto delle date in cui avrebbe dovuto esser messo in calendario qualche passaggio decisivo.
Nel mirino è l’accorpamento delle Autorità Portuali: avrebbero dovuto essere 14 perché il ministro Delrio (foto) a luglio aveva sì accettato di sfilare in extremis la definizione della nuova geografia delle istituzioni portuali, però aveva fissato come limite il numero dei porti di interesse europeo.
Inutile dire che si sia scatenata la ribellione delle Autorità portuali che avrebbero dovuto finire sotto porti più grandi (unica eccezione proprio Livorno che con Piombino ha strutturato un’alleanza salutata con gran favore dal ministro). La rivolta era anche motivata dal fatto che
i poteri vengono in buona misura centralizzati a Roma e se resta qualche margine di autonomia sui territori lo sarà solo per le città selezionate come porti principali, le altre avranno una sorta di direttore locale ma sarà una figura soprattutto burocratica. Inizialmente il taglia-cuci è stato sviluppato da ciascun campanile per sgomitare e infilarsi fra i 14 eletti, poi la ridda di ipotesi si è talmente intensificata da aver fatto saltare anche il numero.
Non è un caso: le indiscrezioni che hanno cambiato le carte in tavola sono state spesso fatte filtrare da Palazzo Chigi, il ministro Delrio si è ritrovato a vedersi presentare un pezzo importante della propria riforma dentro il provvedimento della ministra Madia. Dipende dallo scontro fra Renzi e Delrio, con il premier che vuol centralizzare ogni potere a Roma e il ministro no.
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