Gioco
L’avvocata di Nogarin contro il Comune «Illogiche certe scelte»
In due lettere i motivi delle dimissioni della Zanghi da Aamps «Concordato nefasto per l’indotto e rischioso per l’azienda»
LIVORNO. «Le ragioni della mia rinunzia sono molteplici, ma tutte univocamente riconducibili alla mia attuale divergenza di opinioni con le scelte manifestate dal socio unico di Aamps riguardanti il destino della società». Usa parole inequivocabili l'avvocata Francesca Zanghi nella lettera con cui ha dato le dimissioni da membro del cda di Aamps e da vicepresidente dell'azienda, scrivendo ai colleghi dei consiglio di amministrazione, ai revisori dei conti e al sindaco Nogarin (in qualità di socio unico).
Ma se ciò non bastasse, in un secondo documento la Zanghi entra nel dettaglio delle motivazioni e della gestione di Aamps da parte del Comune, definendo "nefasta" per l'indotto la scelta del concordato, "illogica" la stabilizzazione dei precari, "incomprensibile" la non erogazione all'azienda dei soldi stanziati dal consiglio comunale, "non condivisibile" il modus utilizzato dal Comune, nei confronti del cda, "trattato come mero esecutore della volontà del socio".
La decisione della Zanghi di uscire di scena è stata presa dopo l'assemblea dei soci del 29 dicembre nella quale c'è stata l'ennesima frattura tra il sindaco Nogarin (che ha ribadito al cda di andare avanti con 33 assunzioni di precari) e il presidente dei revisori dei conti Carpano (che ha sostenuto l'incompatibilità tra la scelta dell'amministrazione di procedere col concordato e quella di fare assunzioni a tempo indeterminato).
Ma è evidente a leggere le sue parole, che l’avvocata stesse maturando le dimissioni da tempo, in particolare dal momento in cui il primo dicembre il sindaco decise di non ricapitalizzare la società (come chiedevano i revisori), né di tentare la ristrutturazione del debito (come aveva proposto il presidente Iacomelli), ma di portare i libri in tribunale per tentare di salvare l'azienda con la nuova procedura del concordato in continuità.
UN CASO POLITICO. Le parole dell’ex vicepresidente di Aamps pesano come macigni. Non solo per il delicato momento che sta vivendo l'azienda che adesso si trova pure un vertice azzoppato (sono rimasti Iacomelli e Di Gennaro), ma soprattutto per il rilievo politico che assumono. Perché la Zanghi è elemento stimato all'interno del mondo pentastellato livornese, decima più votata nella lista dei candidati al consiglio comunale del M5s dove venne eletta con 63 preferenze (ma rinunciò subito al suo scranno in aula). Non a caso è a lei che nell'estate 2014, poco dopo le elezioni, Filippo Nogarin si affidò per diffidare il dissidente grillino Marco Valiani dall'uso del simbolo e del nome di Beppe Grillo.
ROTTURA COL SINDACO. La fiducia e il legame tra il primo cittadino e l’avvocata insomma sono sempre stati molto forti, tanto che lo scorso aprile, quando in Aamps si chiuse anche la parentesi Marzovilla e iniziò l'era Iacomelli, Nogarin non ebbe dubbi nell'inserire la Zanghi nel cda, anche come elemento di garanzia in un consiglio d'amministrazione in cui figuravano l'ex amministratore Di Gennaro in rotta con la giunta e l'esperto ambientale Iacomelli, scelto per le sue competenze tecniche ma slegato da una provenienza pentastellata.
Ora le dimissioni "irrevocabili e immediate" rappresentano una rottura netta con la linea dell'amministrazione su Aamps. Rinforzata dalle parole che la stessa Zanghi spende nei confronti degli ex colleghi del cda Iacomelli e Di Gennaro - finiti spesso nell'ultimo periodo nel mirino del gruppo consiliare di maggioranza - che l'avvocata definisce "colleghi competenti, corretti e di buona volontà".
IL MEMORIALE. Se questa è la lettera che la Zanghi ha inviato per formalizzare le sue dimissioni, ieri sera, come dicevamo, l’ex vicepresidente di Aamps ha voluto motivare meglio la sua scelta, entrando nel merito delle varie situazioni con un memoriale nel quale contesta una per una le decisioni della giunta Nogarin sull'azienda. A partire proprio dalla prenotazione del concordato: "Non la ritengo opportuna, anche in ragione della contrarietà già manifestata dai creditori di Aamps circa l'adozione di un eventuale piano di concordato che li vedrebbe costretti a ridurre drasticamente i loro crediti con conseguenti ripercussioni nefaste in termini di posti di lavoro, per i lavoratori di tali aziende", dice.
STABILIZZAZIONI ILLOGICHE. L'ex avvocata di Nogarin entra anche nella vicenda delle stabilizzazioni: "Alcuni mesi fa il cda, in uno scenario di continuità aziendale del tutto differente da questo che (ahimè) ci troviamo oggi di fronte, quando ancora si discuteva di ricapitalizzazione, propose la stabilizzazione anche per introdurre un ulteriore elemento di risparmio. Appare incomprensibile, illogico, in un quanto contettualmente e giuridicamente incompatibile con la richiesta di concordato, procedere ad una stabilizzazione di personale che se il concordato non passasse potrebbe risultare del tutto vana, determinando seri e forse irreparabili danni all'organo amministrativo, al socio e inevitabilmente all'azienda".
DOVE SONO LE SOMME STANZIATE? Ma le contestazioni che la Zanghi fa all'amministrazione comunale non finiscono: "Non è comprensibile - dice - il motivo per il quale l'amministrazione comunale non abbia ad oggi provveduto all'erogazione delle somme stanziate dal consiglio comunale (prima i 2 milioni, poi i 3.2, ndr) propendenti verso una ricapitalizzazione”.
IL CDA NON È UN ESECUTORE. L'ultimo punto è sui rapporti tra socio e azienda, sui metodi: "Non è condivisibile la posizione del Comune che per quanto socio unico, non può di certo per tale ragione credere di poter trattare il cda come mero esecutore. Gli amministratori di Aamps, al pari di tutti gli amministratori delle società di capitali a totale o prevalente partecipazione pubblica, non debbono rispondere solo al socio di maggioranza, ma hanno obblighi anche nei confronti della società che amministrano, dei credito sociali e dei terzi in generale".
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google