Gioco
False teste di Modì, l’ex sindaco porta la mostra in tribunale
Alessandro Cosimi e l’ex assessore Tredici hanno querelato Francesca Cagianelli: frasi diffamatorie sul nostro onore
LIVORNO. Le teste al centro della contesa sono sempre le stesse, quelle false - e maledette da molti - ripescate nei Fossi e passate alla storia come la beffa di Modigliani: correva la torrida estate del 1984. Trentadue anni dopo, la mostra organizzata dal Comune di Livorno per celebrare il trentennale del più clamoroso scherzo che il mondo dell’arte abbia mai subito, è finita al centro di una battaglia legale tra l’ex sindaco di Livorno Alessandro Cosimi, l’assessore alla Cultura della stessa giunta, Mario Tredici, e la storica e critica dell’arte Francesca Cagianelli, moglie dell’ex assessore alla Cultura Dario Matteoni, da poco sostituito alla guida del Museo di San Matteo a Pisa. Che, elemento non secondario, ha poi esposto gli stessi tre falsi manufatti dopo la chiusura l’esposizione di Livorno.
Secondo Cosimi e Tredici, la storica avrebbe offeso l’onorablità e la reputazione di tutti i soggetti coinvolti nell’organizzazione dell’evento. Le accuse, nemmeno tanto velate, sono uscite sul periodico “Livorno Cruciale”, e sostenevano come «l’esposizione fosse un modo per favorire gli interessi privati di alcuni collezionisti», tra cui il suocero dell’allora primo cittadino Giorgio Guastalla. Da qui il nome di “Pietre-gate”, titolo di uno degli articoli incriminati.
Ma per raccontare l’inchiesta finita sulla scrivania del pm Giuseppe Rizzo all’indomani della querela per diffamazione presenta dagli avvocati del Comune, è necessario tornare all’autunno del 2013. Il trentennale del ritrovamento delle teste è ormai alle porte e la giunta discute su come valorizzare le tre false opere, due di Angelo Froglia, portuale poi scomparso, e l’altra degli (ex) ragazzi terribili che con un trapano si burlarono dell’intelligentia mondiale.
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In quei giorni, in Comune, si discute su dove allestire la mostra: villa Trossi Uberti, villa Fabbricotti oppure la Fortezza Vecchia dove poi l’esposizione andrà effettivamente in scena raccogliendo un discreto successo di pubblico. In questo clima il 22 ottobre sulla rivista d’arte online appare l’ultimo articolo a firma di Francesca Cagianelli e finito poi agli atti dell’inchiesta chiusa il mese scorso. «Il 21 ottobre 2013 - si legge - il Consiglio Comunale si è stretto intorno all’assessore Mario Tredici, provocando lo sdoganamento dei conflitti di interesse del sindaco Cosimi. L’assessore alla Cultura, colto in fallo sulla scelta della Trossi Uberti, vira verso la Fortezza» per l’organizzazione della mostra sulle false teste di Modì.
«La giunta Cosimi - prosegue - passa quindi alla storia per aver calpestato Modigliani in nome di un’operazione targata Froglia. D’ora in avanti i principali interlocutori dell’Amministrazione comunale di Livorno diventano i due soggetti privati che storicamente hanno gestito le opere del portuale: i fratelli Guastalla e il Centro Michon di Massimo Filippelli».
Infine la presunta diffamazione. «Occhio quindi ai 45.000 euro previsti per l’operazione. L’assessore Tredici giustifica tale spesa con l’obiettivo di ricostruire la storia della beffa: tradotto in soldoni – per citare un’espressione cara, chissà mai perché, all’assessore – 45.000 euro di soldi pubblici verranno impiegati per valorizzare le opere di Froglia, teste, disegni, fotografie, video di provenienza e circuitazione commerciale».
L’articolo non passa inosservato anche perché rimbalza sui social fino ad arrivare in giunta dove viene dato mandato agli avvocati del Comune di querelare l’autrice. Le ripetute affermazioni da parte della Cagianelli contengono - secondo gli avvocati di Cosimi e Tredici - gravi insinuazioni e allusioni in merito a un presunto comportamento illecito da parte di organi e soggetti dell’Amministrazione. Al contrario - sostiene il difensore - si tratta di un percorso, in fatto e diritto, legittimo. Adesso se l’inchiesta è una beffa, oppure no, dovrà dirlo un giudice.
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