Il Tirreno

Livorno

Baruchello artista dell'anno per Radio3

Gianfranco Baruchello (Corbis)
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Gianfranco Baruchello (Corbis)

Per l'artista nato nel '24 a Livorno gli ultimi anni sono stati quelli della consacrazione come star dell'arte

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LIVORNO. Prima di lui sono stati “incoronati” Carla Accardi, Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Penone, William Kentridge, Emilio Isgrò e Alfredo Jaar. Stavolta è lui, Gianfranco Baruchello, l’ “artista dell'anno” di Radio3. Ma per lo sperimentatore nato a Livorno 92 anni fa è solo l’ultimo di una serie di riconoscimenti che hanno contrassegnato la fase più recente della sua vita artistica, dopo quasi mezzo secolo di “traversata del deserto”: in solitudine forse no, perché come compagni di strada e amici ha avuto figure di primissimo piano del Novecento, da Marcel Duchamp a Sebastian Matta, da John Cage a Enrico Baj.

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Già qualche mese fa l’Espresso, dedicandogli un lungo articolo, ricordava che «finalmente è il momento di Baruchello». Basti dire – veniva sottolineato – che: 1) Carolyn Christov ne ha fatto uno dei punti di riferimento della sua Documenta; 2) è «tra i pochi italiani» a entrare nel Palazzo Enciclopedico della Biennale di Massimiliano Gioni» e al tempo stesso «appresenta l’Italia come uno dei maestri indiscussi nel Padiglione nazionale firmato da Bartolomeo Pietromarchi»; 3) lo intervistano «sia Maurizio Cattelan che Hans Ulrich Obrist»; 4) uno dei più importanti galleristi made in Italy «gli dedica un “one man show” nella fiera di New York appena chiusa»; 5) il film festival di Vienna presenta un omaggio al suo “Verifica Incerta”; 6) la Triennale di Milano gli riserva una antologica che passa sotto la lente la sua produzione di film. E si potrebbe mettere nel conto anche Achille Bonito Oliva che gli dedica una antologica-consacrazione alla Galleria nazionale di arte moderna a Roma, che poi rivedremo anche a Amburgo...

2016, Gianfranco Baruchello è l'artista dell'anno di Radio3. Vai al sito http://bit.ly/baruchello2016

Posted by Radio3 Rai on Venerdì 1 gennaio 2016

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L’elenco potrebbe continuare. E Livorno, è solo un accidente sul certificato anagrafico? In realtà, è vero che quasi tutta la vita di Baruchello si è dipanata lontano dalla città in cui è nato, va detto però che, seppur da lontano (e magari senza infilarlo fra gli illustri sentiti come “figli” a tutti gli effetti), Livorno un qualche omaggio glielo ha riservato. Come la grande mostra alla fine degli anni ’90 a Villa Mimbelli, ma senza dimenticare la personale da Peccolo algli inizi di questo decennio e nella primavera di tre anni fa un nuovo progetto messo a punto da Baruchello per l’associazione Carico Massimo (nel segno della storia minore sulla base di documenti dell’Archivio di Stato di Livorno dedicati alla sorveglianza poliziesca di probabili “sovversivi”). E guai a dimenticarsi che in quel gioiellino che fu il museo progressivo di arte contemporanea di Villa Maria – indimenticabile eppure finito a marcire nei magazzini, ora “resuscitato” solo dal web in via virtuale – c’era anche un’opera di Baruchello.

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Ma il percorso di Baruchello è stato anche molto altro: e se non lo imprigiona il perimetro della tela o la tradizione del già visto, figuriamoci se si lascia ingabbiare dai recinti che rinchiudono le varie arti: realizza film, scrive libri dedicati ai sogni.

Non basta: chissà se c’entra qualcosa l’infanzia fra un padre potente esponente di punta dell’associazione industriali di allora e una madre semplice maestra, chissà se c’entra qualcosa quella laurea in giurisprudenza con tesi in economia o tutta la fase dell’ingresso del mondo dei giovani adulti alla scrivania di una grande società chimica, fatto sta che fra i suoi “esperimenti” c’è perfino la nascita di società-imprese (con tanto di acquisto di terreni da sottrarre alla speculazione edilizia) per mettere in moto qualcosa che è stato definito un ibrido fra l’happening artistico, la provocazione economica e il manifesto politico.

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di Redazione web