Gioco
Il gran rifiuto di Appino: "Io al talent tv no"
Il cantautore metà livornese e metà pisano fa esplodere la polemica sui social: puntano solo al successo, la musica è altro
LIVORNO. Quanti farebbero carte false per quel quarto d'ora di celebrità sotto i riflettori d'un talent per suonare la propria musica davanti a un pubblico e sentirsi socialmente accettati: accolti come artisti. Chissà dunque cosa devono aver pensato al quartier generale di "The voice of Italy", il talent di Rai Due che porta la firma (e il volto) di Raffaella Carrà - in tandem con Emis Killa, Dolcenera e Max Pezzali - quando si sono visti piombare in redazione la mail del cantautore Andrea Appino. In breve: no, grazie. E pensare che erano stati gli organizzatori del programma, giunto ormai alla quarta edizione, a cercarlo inviandogli un messaggio e chiedendogli un contatto telefonico per approfondire la cosa.
Domandare è lecito, rispondere è cortesia...
Posted by Andrea Appino on Martedì 29 dicembre 2015
Detto con una battuta, Appino è controcorrente anche rispetto alla lunga tradizione di rivalità campanilistica: il certificato di nascita dice che è pisano e pisane sono anche le sue radici musicali con gli Zen Circus, band indie di solida fama nel circuito underground, ma da tempo ha scelto di vivere a Livorno. In realtà, basta ascoltare le sue canzoni per sentire che dal rapporto con il pubblico graffia via i luoghi comuni, le strizzatine d'occhio e i discorsetti acchiappa-consenso.
Ma il suo “no” ha fatto esplodere sui social una lunga polemica: figurarsi che il suo “gran rifiuto” ha raggiunto migliaia e migliaia di visualizzazioni, dando fuoco a una polveriera di commenti, talvolta anche caustici. Del resto, ci voleva una sfacciataggine livornese (e un po' pisana) per rompere il giocattolo del nuovo show business costruito attorno alla macchina del talent ospitati in tv. Appino, insomma, non voleva limitarsi a declinare l'invito: avrebbe potuto farlo a stretto giro di posta (elettronica). In realtà, voleva far nascere una discussione vera su quel che significa fare musica nell'era dei talent. Lui che ha alle spalle vent'anni di palcoscenico, un bel pacchetto di album, una sfilza infinita di concerti: e magari una certa idea di cosa è la musica per la quale vale la pena mettersi a tirar fuori note e idee da uno strumento...
Andrea Appino @zencircus ha detto no @THEVOICE_ITALY Guarda video resoconto @ValerioJovine che è sopravvissuto
https://t.co/Qj7QvSLDvh
— Red Ronnie (@RedRonnie) 31 Dicembre 2015«Mi dispiace, – è la replica di Appino che lui stesso ha reso nota via social – ma non c'è cosa più distante dei talent show dal mio modo di vedere e fare musica da 20 anni. Trovo anzi molto impertinente questa richiesta, che per te magari sarà normale amministrazione ma che io trovo un poco irrispettosa nei confronti della mia storia musicale, del mio lavoro e delle persone che seguono la mia e tante altre band».
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Quanto basta per fargli piombare addosso l’accusa di credersi troppo importante: un po’ come se si fosse lasciato scappare una sorta di “lei non sa chi sono io musicalmente”. Qualcosa di simile a uno snobismo d’artista che se la prende con chi scalpita per fare della musica il mestiere della propria vita...
Niente di più lontano dalle intenzione del musicista pisano-livornese: lo ripete riprendendo la parola via social per argomentare la propria scelta.Uno: le selezioni di questi programmi «sono a dir poco ridicole», se sono loro a venire a cercare qualcuno per dare consistenza alla qualità del programma («se questi sono quelli che vi devono cambiare la vita, state apposto»). Due: macché spocchia, al contrario si tratta di fierezza del proprio lavoro perché «costruire qualcosa nel tempo con le sole proprie mani e quelle dei propri amici è la cosa più bella che c’è» (ed esserne fieri «non vuol dire mostrarsi spocchiosi, vuol dire esserne dignitosamente orgogliosi, che è ben diverso»).
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:1.6781589:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2013/03/27/news/le-confessioni-solitarie-di-appino-1.6781589]]
Ma il tassello-chiave in questo puzzle di ragioni è forse soprattutto il terzo: i talent show avranno «anche ragione di esistere», ma «in questo Paese rappresentano alla maggior parte della gente l’unico modo per fare qualcosa con la musica». Di più: «La musica non è solo interpretazione ma è anche e sopratutto scrittura, ed è una preghiera sacra per me». E cosa fanno i talent? «Promuovono la spettacolarizzazione di tutto il processo creativo finalizzato ad una sola cosa: il successo, la fama, il clamore. Io vengo da altri valori, altre storie e sento forte l’esigenza di raccontarlo, perché mi ha letteralmente salvato la vita».
Già nel post precedente l’aveva detto senza giri di parole: «Non credo a nessun giudizio e nessun giudice, l'idea di “vivere un sogno”, questa bolla dove l'importante è essere famosi, questo provarci. Non mi interessa: io non ci voglio provare. La tv nega a queste persone la cosa più bella di tutte: il costruire la propria musica e la propria persona con le proprie mani senza che nessun giudice (per quanto con una storia dietro le spalle, grande talento e tutto quello che vuoi) decida se è dentro o fuori».
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