Gioco
L’affitto sale di 15mila euro, è guerra legale tra Pancaldi e Comune
Livorno, l’ufficio Demanio ha aumentato a 125mila euro il canone per lo stabilimento I legali si sono rivolti al Tar che in buona parte ha respinto il primo ricorso
LIVORNO. Il canone annuale di affitto sale di circa 15mila euro, da 110mila a 125mila, euro più euro meno, e scoppia la guerra di carte e codici tra la società che gestisce, in concessione, i bagni Pancaldi & Acquaviva, storia della balneazione nostrana e con i Fiume il più popolato degli stabilimenti, e il Comune di Livorno.
Una battaglia legale - diciamolo subito - lontana, oggi, dal risolversi definitivamente e senza colore politico: è iniziata nell’autunno 2013 con la giunta Pd guidata da Alessandro Cosimi, prosegue ora con quella del pentastellato Filippo Nogarin che con i bagni, a dire il vero, non ha proprio un rapporto disteso dopo la decisione, l’estate scorsa, di permettere l’accesso gratuito agli stabilimenti senza il pagamento del biglietto d’ingresso, a patto di non usufruire dei servizi.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12706354:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/mare-libero-test-negli-stabilimenti-pancaldi/47636/48813]]
Ma stavolta non c’entrano percorsi protetti e tuffi a scrocco cronometrati da bagnini inflessibili. Al centro della questione è finito ora il denaro, quello in più che la società Stabilimenti Balneari Pancaldi & Acquaviva spa dovrebbe versare all’ufficio Demanio e che invece reputa un abuso.
Alla base dell’aumento - come spieghiamo in modo più approfondito nel box a fianco - l’utilizzo a fini commerciali da parte dei gestori della storica palazzina di fronte al solarium, simbolo della Bella Epoque, che da oltre due anni è stata trasformata in sala congressi aperta tutto l’anno e dove si organizzano, alla bisogna, matrimoni, cene e banchetti.
Secondo il Comune, con questa mossa è aumentata la volumetria degli spazi commerciali, di proprietà pubblica ma che il privato gestisce, e dunque quelli stessi spazi vanno pagati. Quanto? 15mila euro, secondo i calcoli effettuati. L’elenco dei motivi per i quali, al contrario, questi soldi non sarebbero dovuti, li hanno elencati molto dettagliatamente i legali della spa, gli avvocati Roberto Righi e Luciano Canepa, nel ricorso presentato al Tribunale amministrativo di Firenze.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12702008:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/12/31/news/il-canone-d-affitto-annuale-dei-pancaldi-aumentato-per-la-nuova-sala-congressi-1.12702008]]
Al primo punto - si legge - «si lamenta che la richiesta di pagamento del nuovo canone non è stato preceduta da un avviso di procedimento»; in secondo luogo gli avvocati propongono un’eccezione di incostituzionalità del provvedimento, perché «il nuovo canone non permetterebbe alla proprietà di rientrare del milione e mezzo di euro investiti per ristrutturare quella parte dello stabilimento balneare»; c’è poi il terzo punto nel quale i Pancaldi contestano al Comune di non poter applicare l’aumento perché il canone precedente «è stato frutto di un accordo tra le parti che dovrebbe ritenersi insensibile a modificazioni unilaterali», dunque serviva una trattativa che, al contrario, non è mai stata nemmeno intavolata.
Lo scorso 14 dicembre il giudice Rosaria Trizzino, presidente della terza sezione del Tribunale amministrativo di Firenze, ha depositato la sentenza con la quale ha bocciato i primi tre punti del ricorso presentato dalla spa.
In piedi ora ne è rimasto solo uno, il quarto, che riguarda, la determinazione del nuovo canone «considerando l’edificio in concessione - è la tesi del Comune - nella sua globalità come commerciale senza distinguere fra la parte effettivamente destinata al bar e quelle, invece, adibite a sala convegni, esposizione, magazzino e servizi igienici». La discussione sul punto è stata fissata per il prossimo 17 di maggio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
