Gioco
Ex Trw: «Meglio la logistica che il polo tecnologico»
La preoccupazione degli operai della multinazionale che ha chiuso un anno fa Al tavolo del Comune insieme ai lavoratori di People Care e Ceramiche Industriali
LIVORNO. «Il nostro stabilimento ha chiuso i cancelli un anno fa ma finora non abbiamo visto niente per capire quale futuro potremo avere». Alessandro Brusadin, ex Rsu della Trw (e esponente del direttivo Fiom sia a livello provinciale che su scala regionale), si fa portavoce dei suoi ex compagni di fabbrica per dire che l’idea di realizzare un polo tecnologico là all’ex Spica, nella “sua” Trw dove si costruivano componenti auto, non lo convince granché. «Mi domando – afferma – se non sia meglio invece puntare sulla ripresa del porto e cercare di agganciarsi a quel trend con un polo che anziché sull’hogh tech punti sulla logistica».
Gli ex operai Trw hanno davanti agli occhi la vicenda dei lavoratori Delphi che si è trascinata per quasi otto anni fra la batosta del licenziamento via mail e uno stillicidio di speranze e delusioni fino al naufragio del progetto Rossignolo di auto superchic. Adesso che gli ammortizzatori sociali sono in via di assottigliamento c’è poi anche da temere per il mantenimento di quel minimo di reddito che la cassintegrazione garantisce ma presto non garantirà più.
Una rappresentanza delle crisi aziendali locali – come la Trw, come People Care, comne Ceramiche Industriali, per dirne alcune – ha partecipato al tavolo tecnico di ieri in Comune alla presenza dell’assessore Martini, dei sindacati (non solo i vertici di Cgil Cisl Uil ma anche gli esponenti extraconfederali di Usb, ad esempio), le organizzazioni imprenditoriali. Sotto la lente le questioni relative all’occupazione, all’accordo di programma e all’esaurimento degli ammortizzatori sociali.
«Sappiamo che la Regione ha messo sul tavolo la disponibilità a erogare cinque milioni di euro», dicono gli ex Trw: «Non è una cifra che potrà dare una soluzione definitiva ma è pur sempre un buon punto di partenza per dare un incentivo all’attrazione di investimenti da parte di imprenditori. E noi ex operai siamo disponibili a impegnarci per avere una nuova chance occupazionale».
C’è poi la questione dell’area: l’ex Trw così come l’ex Delphi – affermano gli ex operai – rischiano di essere un problema per la bonifica e un ginepraio di contenziosi su chi deve pagare. «Ma allora – dice Brusadin – perché non pensare a un’altra area? Noi chiediamo una cosa sola: lavorare».
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