Gioco
Incendio al cimitero dei Lupi, fuori uso due forni crematori
di Riccardo Rimondi
◗
I vigili del fuoco in azione al cimitero dei Lupi (Marzi Pentafoto)Bruciano le maniche in cotone dell'impianto di filtraggio: danni per decine di migliaia di euro, impianti fermi per settimane
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Un incendio ha gravemente danneggiato l’impianto di cremazione del cimitero dei Lupi, rendendo inutilizzabili due forni su tre per almeno un mese. L’allarme è stato dato nella tarda mattinata di lunedì 28 dicembre. A lanciarlo, chiamando la centrale operativa dei vigili del fuoco, è stato il responsabile di turno, il primo ad accorgersi che qualcosa non andava: il monitoraggio della temperatura segnava un calore superiore a quello della soglia di guardia, segno di un surriscaldamento dell’impianto di filtraggio.
E così gli operai, prima ancora di chiamare i pompieri, hanno immediatamente chiuso il gas e disattivato la linea elettrica, per impedire che la situazione si aggravasse. In questo modo l’impianto è stato messo in sicurezza, visto che non era possibile per le fiamme aggredire altri locali limitrofi. Poi è partita la chiamata ai pompieri, che sono arrivati sul posto dieci minuti prima di mezzogiorno.
Secondo le ricostruzioni della Società per la cremazione, ad andare a fuoco sono state le maniche di cotone presenti all’interno dell’impianto di filtraggio dei fumi. Si tratta di una parte del forno crematorio necessaria per impedire la dispersione nell’ambiente del particolato solido presente nei fumi. Le fiamme dovrebbero essere state causate da un lapillo sfuggito all’impianto di raffreddamento, probabilmente favorito da una temperatura eccessivamente alta nella zona in cui si trovano i filtri. Un surriscaldamento che la Socrem definisce «anormale ed inspiegabile».
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12685739:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/12/28/news/incendio-al-cimitero-dei-lupi-in-fiamme-la-canna-fumaria-del-forno-crematorio-1.12685739]]
Una volta che i vigili del fuoco sono arrivati in via Don Aldo Mei con un’autobotte, un’autopompa e un carro Nbcr (sigla che sta per “nucleo biologico chimico radiologico”), le fiamme sono state spente raffreddando con l’acqua i filtri in resina. Una decina, in totale, i pompieri presenti sul posto nel corso delle operazioni.
Nell’incendio non sono rimaste ferite persone e il rogo non ha avuto conseguenze esterne, visto che le fiamme si sono sviluppate solo all’interno della zona adibita ad impianto di filtraggio fumi.
Tuttavia, ora il sistema è gravemente danneggiato: a un primo esame pare che l’unico elemento a prendere fuoco sia stato il tessuto in cotone delle maniche filtranti, che però hanno un valore di diverse decine di migliaia di euro. «Sono fatte a mano - spiega Giampaolo Berti, presidente della Socrem - e servirà molto tempo per sostituirle».
Spente le fiamme, ora il problema più grosso è costituito dalla ripresa del funzionamento dei forni crematori: sui tre che sono attivi normalmente al cimitero dei Lupi, ora due sono fuori uso in seguito all’incendio. Si tratta dei due impianti più vecchi, risalenti al 2007, che hanno in comune lo stesso impianto di filtraggio. Quindi, per diverse settimane sarà solo il terzo forno, completamente autonomo rispetto agli altri due e di più recente costruzione, a funzionare.
Si tratta di un problema che riguarda non solo Livorno ma buona parte della Toscana: almeno metà delle salme cremate ai Lupi non provengono dalla città. In attesa del ripristino e della manutenzione che verrà effettuata dai tecnici della ditta inglese che ha costruito l’impianto, fa sapere la Socrem, «dovremo svolgere il nostro servizio esclusivamente per i cittadini e i nostri soci, e non potremo soddisfare altre richieste che, sempre maggiori, provengono da tutta la Toscana che è carente di impianti crematori sul proprio territorio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
