Il Tirreno

Livorno

amministrazione, amarcord e filosofia

Badaloni e le sue idee per uscire dalla crisi

Enrico Mannari
Badaloni e le sue idee per uscire dalla crisi

Così l'ex sindaco-filosofo di Livorno risollevò la città dalla macerie

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LIVORNO. Ha scritto Zygmunt Bauman, in un saggio dal titolo significativo "Verso un nuovo umanesimo", che se nel Ventesimo secolo e fino agli anni della ricostruzione postbellica la questione della politica era "che fare?" ora è invece "chi lo farà?".

L'attenzione si è spostata dalle visioni alle funzioni, dal progetto alla gestione.
Ma se guardiamo bene alle vicende dell'Italia repubblicana vi era un intreccio robusto tra il "che fare" e "chi lo farà" sia pur in un contesto dove il sistema politico istituzionale era permeato dal ruolo dei partiti di massa e da tutti quei corpi intermedi che rappresentavano interessi economici e sociali diversi. Bene, in quello scenario vi fu indubbiamente un "caso" Livorno, e non solo per la sua giunta unitaria, dal Pci alla Dc sino al 1951. E cioè, diversamente da quasi tutte le altre città, la città operaia, portuale e "sovversiva" avrà alla sua guida, per un lungo periodo, dal 1944 al 1966, due giovani intellettuali, Furio Diaz e Nicola Badaloni.

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Ci sarebbe molto da scrivere e da riflettere su quelle esperienze di cultura politica e amministrativa, il cui spessore politico e intellettuale era anche il frutto di momenti di vita intensamente collettivi, parte ed espressione di una comunità orgogliosa di esserlo, con i suoi successi e le sue sconfitte, che rifletteva lo scontro politico in atto e i mutamenti economici e sociali in corso.
Mi limito a qualche annotazione di cui ho parlato alla giornata organizzata dal "Caffè della scienza" di Livorno su Nicola Badaloni, filosofo e sindaco. All'inizio degli anni '60 la città non è ancora uscita completamente dalle macerie della guerra, la disoccupazione è il doppio della media nazionale, il porto non brilla, vi è una forte preoccupazione per le sorti del Cantiere navale Luigi Orlando. È in quel contesto che il sindaco Badaloni e la sua giunta, con l'insieme del consiglio comunale, organizzano una Conferenza economica, ai cui lavori contribuiscono energie intellettuali, soggetti economici e sociali, i gruppi consiliari.
È l'autunno del 1964. Ciò che colpisce è come nel suo intervento di apertura emerga con forza come lo sguardo lungo della storia sia utile per ascoltare e capire la storia mentre si fa. Ecco allora il riferimento ad una istituzione particolare dell'Ottocento che fu l'Accademia Labronica che riuniva mondo della cultura, mondo economico e degli affari. Vengono richiamati diversi aspetti della storia della città per mettere in luce la necessità di tenerla legata al contesto regionale e nazionale e quindi la contrarietà a provvedimenti straordinari e la necessità di un dibattito fuori dagli schemi, aperto a tutti. Emergeva il profilo di un Comune democratico, non un contropotere, ma un soggetto che, pur in straordinarie difficoltà di finanza e di mezzi, assolveva ad un compito di indirizzo, al di là della propria identità di parte.
«La nostra città è povera di mezzi, non è tuttavia povera di preparazione e di idee». Possiamo dirlo ancora oggi?

 

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di Redazione web