Gioco
Porto 2000, in partenza l’invito alla privatizzazione
L’Authority sta per spedire le lettere in cui chiede ai pretendenti di formalizzare la loro offerta: compresi gli impegni per gli investimenti
LIVORNO. Ancora non sono finite nel pacchetto della posta in partenza da Palazzo Rosciano, quartier generale dell’Authority, ma nel giro di pochissimi giorni – probabilmente prima della fine dell’anno – dovrebbero partire le lettere con cui l’istituzione portuale invita alla presentazione delle offerte le cordate di operatori che si sono fatte avanti nei mesi scorsi per la privatizzazione della Porto di Livorno 2000, la società pubblica che gestisce lo scalo passeggeri e che finora appartiene per il 72% all’Authority e per il restante 28% alla Camera di Commercio.
Prima dell’inizio di autunno si erano fatti avanti quattro grandi raggruppamenti. Niente di ufficiale ma le indiscrezioni dicono che ad aver manifestato interesse per ottenere il controllo della società che ha in mano il porto di traghetti e crociere sono appunto in quattro. A cominciare da Venezia Terminal Passeggeri che è alleato di Cilp (Compagnia Portuale-Gruppo Neri) e Schenone, mentre Royal Caribbean si presenta insieme a Aloschi. Invece un altro operatore livornese, la Ltm, è in squadra con Msc e con Moby Lines, infine il quarto gruppo in lizza vede un terzo nome con targa labronica, quello del gruppo Fremura, scendere in campo insieme a Costa e a Grimaldi. Resta da capire se vi sia stata qualche sorpresa in extremis al momento del vaglio dei requisiti ma da Palazzo Rosciano non filtrano né conferme né smentite.
Adesso si entra nel vivo del match sul ring per la conquista della Porto 2000: anche se l’altro ieri, nella conferenza di fine anno della Camera di Commercio, il presidente Sergio Costalli ha tenuto a sottolineare di esser riuscito a far mettere fra i patti la clausola relativa al fatto che le decisioni fondamentali della nuova società si prenderanno con la maggioranza dell’85%, dunque con il consenso anche della parte pubblica alla quale rimarrà in mano il 17% una volta completata l’operazione di vendita.
A questo punto i raggruppamenti invitati dovranno far conoscere l’offerta vera e propria. Sostanzialmente si tratta di una doppia offerta: da un lato, è importante il valore economico che i pretendenti sono intenzionati a mettere sul tavolo per acquisire il controllo della società in via di privatizzazione; dall’altro, l’Authority non ha mai fatto mistero del fatto che reputa prioritari gli impegni di investimento più ancora che gli introiti da ottenere attraverso la vendita.
Nel frattempo, da un tradizionale concorrente come La Spezia – ora un po’ in difficoltà dopo il boom ottenuto sottraendo navi a Livorno – arriva, proprio nel bel mezzo della gara per la privatizzazione, l’offerta di una “santa alleanza” nel segno delle crociere. Per adesso è una prospettiva che Livorno sembra intenzionato a scartare. Prima di tutto ora c’è da concludere la privatizzazione, anche se fra i lavoratori resta l’amaro in bocca per la piega che ha preso la vicenda.
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