La protesta
C’ERA UNA VOLTA FILIPPO LA PESTE
CRISTIANA GRASSO. Era Filippo la peste ed esattamente un anno fa, sullo stesso divano damascato, a poco più di sei mesi dall’incoronazione, in occasione della rituale cerimonia degli auguri e dei...
CRISTIANA GRASSO. Era Filippo la peste ed esattamente un anno fa, sullo stesso divano damascato, a poco più di sei mesi dall’incoronazione, in occasione della rituale cerimonia degli auguri e dei bilanci di fine anno, sembrava fare una certa fatica a calarsi nei panni e nella cravatta di sindaco. I toni erano un po’ sopra le righe, la pazienza scarseggiava, l’inesperienza saltava agli occhi, nel bene e nel male. La cravatta, appunto, era allentata e una certa noncuranza ostentata. È trascorso un anno e Filippo Nogarin, ex ragazzo per sempre, sembra aver studiato per fare almeno “due anni in uno” e correre alla svelta all’università della politica. È “cresciuto”, come si dice di artisti e calciatori.
Elegante, misurato, spiritoso ma mai sprezzante anche quando le domande sono cattive. Certamente gli scozzi di questi ultimi mesi devono averlo temprato, la ribalta nazionale sulla quale lo ha catapultato il caso Aamps ha sprovincializzato modi e linguaggio. Fatto sta che il sindaco Nogarin un anno dopo appare più consapevole del suo ruolo, più diplomatico, equilibrato. Mancavano tre assessori e poltrone e divani riservati alla giunta erano mezzi vuoti, ma Nogarin questa volta non ha bisogno dei supporter e tiene banco per due ore di fila.
C’era una volta Filippo la peste, ora c’è il sindaco Nogarin che è anche babbo Filippo, babbo della fatina Camilla, tre mesi appena. Forse la magia l’ha fatta lei. Intanto, tutta vestita di rosa, ha mandato in brodo di giuggiole tutti i presenti, nemici giurati del Noga compresi.
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