Gioco
«Se Casaleggio sogna Pol Pot torno alle Brigate Garibaldi»
LIVORNO. «Niente più petrolio né carbone e nemmeno auto private.Gli ipermercati rasi al suolo. Da cancellare le macellerie, le tabaccherie e le librerie. Cacciatori nudi nei boschi. Gli avvocati...
LIVORNO. «Niente più petrolio né carbone e nemmeno auto private.Gli ipermercati rasi al suolo. Da cancellare le macellerie, le tabaccherie e le librerie. Cacciatori nudi nei boschi. Gli avvocati ridotti a un decimo. Restituire ogni eccedenza oltre i 5 milioni di euro. Corrotti esposti in luoghi pubblici. La nascita di campi di rieducazione. Sono gli ingredienti di una società a misura di Pol Pot, il responsabile del genocidio dei cambogiani: un gulag in cui manca la cosa per cui vale la pena di vivere: la libertà. Se questo dev’essere il futuro, non resta che riorganizzare le Brigate Garibaldi...». Sergio Costalli non ce la fa proprio a restare dentro i confini della relazione sull’ultimo anno di attività della Camera di Commercio: chiude appunti e testi scritti, va dove lo porta qualcosa che ha ascoltato a Radio24 sull’ultimo libro di Gianroberto Casaleggio, il guru al fianco di Beppe Grillo (anche non ne cita mai il nome).
Costalli – che pure è tutt’altro che un renziano – non deve avere in gran simpatia il “grillismo”. Ma qui si limita a prendersela con Casaleggio: «C’è da capire se siano le stramberie di un singolo, che però è il punto di riferimento di un importante movimento politico, o se sia il frutto di una ideologia che potremmo ritrovare alla guida del Paese». Peraltro, per cortesia istituzionale, sui suoi rapporti con il sindaco pentastellato livornese Filippo Nogarin, si limita a dire che «non ne parlo perché non serve tornarci sopra». Un esempio pescato dagli archivi? «Caro Nogarin, il porto non è di Livorno bensì a Livorno». Un altro? «Sul progetto della maxi-Darsena sono sbalordito del fatto che si possa avere la tentazione di respingere l’accordo col governo». E ancora, qualche settimana più tardi: «Nella procedura di nomina all’Authority il sindaco sbaglia, il Comune non conta più di altre istituzioni».
Per Costalli è indispensabile «una rinascita culturale e economica». Come? Attraverso «l’acquisizione di una rinnovata consapevolezza della centralità dell’impresa e del fare impresa». Già, perché – sottolinea Costalli – senza imprese «non si esce dalla crisi e non si creano posti di lavoro». È una consapevolezza che non hanno tutte le forze politiche locali e nazionali ma «non hanno neppure gli stesso imprenditori». Eppure «sono le piccole imprese innovative e exportatrici ad aver tenuto a galla il Paese ma sono anche quelle di cui meno si parla: non hanno peso né mediatico né politico».(m.z.)
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