Il Tirreno

Livorno

Ex Serlog-Palumbo così cinque lavoratori restano a casa

di Alessandro Farulli
Ex Serlog-Palumbo così cinque lavoratori restano a casa

In commissione scontro tra consiglieri e imprenditore Per le gare dell’indotto Eni Martini chiama i parlamentari

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LIVORNO. «Il cadavere è sul tavolo», ha detto il presidente della terza commissione, Daniele Galli anche se come consigliere M5S, e dunque «c'è poco da fare ora, doveva essere fatto qualcosa prima, ma nessuno ci ha detto niente, altrimenti ci saremmo mossi. Si è giocato sulla pelle dei lavoratori e lo dice un disoccupato da tre anni». Conclusioni amare riguardanti la situazione degli ex lavoratori Serlog, in particolare dei 7 rimasti fuori (5 resteranno a casa, due rientreranno con contratti di tre mesi e mezzo) dopo che la gara d'appalto è stata vinta dalla Iss-Palumbo, già appaltatrice nel 2013.

Ma l'assessora Francesca Martini farà ricorso ai senatori 5 stelle – Sara Paglini – per cercare di trovare una soluzione non solo per loro, ma anche per le gare di appalto Eni future inserendo proprio "l'indotto Eni" nella commissione lavoro. L'assessore ha fatto presente che ha inviato lettere alla Regione, al Comune di Collesalvetti, alle associazioni portatrici di interesse, al Mise «per istituire un tavolo tecnico su Eni».

Si tenta la carta di un intervento "romano", dunque, perché da questi bandi non si esca con un ulteriore bagno di sangue lavorativo. Cosa possibile solo, pare di capire, attraverso l'inserimento della clausola sociale nel bando stesso. Ovvero mantenimento del numero di lavoratori e del contratto.

La vertenza Serlog è paradigmatica perché due giorni fa, come richiesto, si sono presentati in commissione l'azienda, con il vicepresidente Filippo Palumbo (la Palumbo ha vinto l'appalto che era di Serlog), e Luca Lorenzini di Confindustria, in rappresentanza di Eni. Entrambi sono stati laconici. «Abbiamo vinto il bando, c'è lavoro solo per 18-20, gli altri sono fuori a meno che non riprenda il lavoro; d'altronde potevamo anche non riassumere queste persone perché non era obbligatorio», è la sintesi delle parole di Palumbo, così "gelide" che per Marco Bruciati di Bl «il presidente della Palumbo, padre del vicepresidente, ma soprattutto capo della Confcommercio locale dovrebbe dimettersi perché se questo è il loro interesse, allora non hanno agibilità politica». «Eni si attiene alle leggi di mercato», è il concetto di Lorenzini, che se ne è andato poco dopo.

La prossima settimana i 18 assunti a tempo determinato, passeranno a indeterminato, due saranno assunti a tempo determinato. Tutti con contratti mediamene inferiori di 400-500 euro – come ha spiegato Marco Porciani (sindacato autonomo Confsal) – senza nessun accordo con il sindacato, senza nessuna graduatoria per le assunzioni, senza considerare 720 ore di straordinario fatte al 21 dicembre». Tutti critici i consiglieri, specialmente con Eni, società partecipata dallo Stato, che in qualche modo dovrebbe avere un comportamento diverso anche in considerazione che Livorno è stata riconosciuta da questo governo "area di crisi complessa".

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