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LA TUA SOLITUDINE, LA LORO MISERIA, IL MIO ABBRACCIO
Queste sono parole private che dedico in pubblico a un amico, in un momento che immagino essere per lui difficile e pieno di domande angosciose. Sono parole che dedico a Andrea Orlando, il ministro...
Queste sono parole private che dedico in pubblico a un amico, in un momento che immagino essere per lui difficile e pieno di domande angosciose. Sono parole che dedico a Andrea Orlando, il ministro della Giustizia, che si è visto recapitare una busta con due proiettili Ak47 e una minaccia scritta in arabo: “Ti taglieremo la testa. Allah è grande”.
In questi giorni ho spesso pensato a lui, a come è cambiata la sua vita rispetto a quando ci vedevamo da ragazzi: io e Andrea siamo cugini di secondo grado e, pur incontrandoci saltuariamente, non ci siamo mai davvero persi di vista.
Ho pensato, intanto, che io godo di una libertà che per lui è ormai inimmaginabile: io posso andare dove voglio, quando voglio, da solo o in compagnia. Lui, che come ministro della Giustizia firma il 41 bis per i mafiosi, non può fare neanche due passi senza gli uomini della scorta dintorno. Dopo questa minaccia jihaidista, poi, temo che per lui sarà ancora peggio. Quando parla, lui, non può dimenticarsi di essere un’alta carica dello Stato: deve pesare le parole, misurare i toni. Io no: per quel che importa, posso permettermi di dire cosa mi pare, quando e come mi pare.
E allora, fra le cose che ho libertà di esprimere, vorrei ci fosse intanto la mia gratitudine di cittadino per un servitore dello Stato che è stato minacciato di morte solo per aver fatto il suo dovere, ma più ancora l’affetto per l’uomo, perché posso soltanto provare a immaginare il senso di solitudine che deve aver provato davanti a una minaccia tanto esplicita quanto invisibile.
“Chi sono i miei nemici? Che volto hanno? Dove saranno in questo momento? Ci proveranno davvero?”, deve essersi chiesto. Il Ministro ha risposto alla lettera come ci si aspetta che faccia un uomo di Stato: «Non saranno queste minacce a fermarci, chi vuole seminare paura non raggiungerà il suo scopo». Perché funziona così: quando sei un uomo di Stato, e lo sei fino in fondo, lo Stato ti chiede tutto, anche il coraggio che da solo non sapresti darti. Puoi permetterti di avere paura come uomo, ma come ministro no, non puoi. Del resto, per male che vada, un uomo di Stato può anche morire, ma l’istituzione che rappresenta gli sopravvive: questo un uomo di Stato lo sa, e lo mette in conto quando accetta di vivere una vita blindata.
Ma allora, fra tutte le cose che un ministro non può dire, ma che io, da privato cittadino, ho libertà di esprimere, vorrei ci fosse anche tutta la mia umana compassione per la pletora di imbecilli senza mestiere, ma con tanto tempo libero, che, al solito, ha dato il meglio di sé nei commenti alle edizioni online dei giornali: «se l’è mandata da solo…» , «pallottole sprecate» , «gliela mandano per salvare il governo Renzie» etc...
Tutta gente che non ha idea di dove finisca la politica e dove cominci il rispetto umano. Tutta gente che non può immaginare quanto pesi una minaccia, perché probabilmente non ne subirà mai una. E questo perché, in genere, gli imbecilli non li minaccia nessuno: sono leoni da tastiera che pontificano su ciò di cui non sanno nulla. Credono persino di avere delle idee, ma sono solo carne da clic, comprata e venduta un tanto al chilo al mercato dei grandi numeri di internet.
La grandezza della democrazia, del resto, è anche questa: c’è posto per (quasi) tutti, imbecilli compresi. Ma se il ministro Orlando ha ricevuto espressioni di solidarietà da ogni parte politica, io, nel mio piccolo, mando invece ad Andrea un grande abbraccio e l’augurio di un Natale sereno. Sono certo che ci ricordiamo entrambi di quella frase che abbiamo visto scritta centinaia di volte, in quelle Feste dell’Unità che frequentavamo da ragazzini: “No pasaràn!”. Non passeranno, Andrea, stai tranquillo.
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