Il Tirreno

Livorno

Lemmetti: "Un rischio ritardare il via al concordato

Alessandro Guarducci
L'assessore Gianni Lemmetti
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L'assessore Gianni Lemmetti

L'assessore mette in guardia: patrimonio non protetto dai creditori. E' d’accordo con i revisori sull’advisor esterno (ma dicono no al pagamento anticipato delle spese di procedura). E aggiunge: "Non vorrei che dietro questi atteggiamenti ostativi si nascondesse il pericolo della liquidazione"

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LIVORNO. Assessore Lemmetti, il consiglio d’amministrazione di Aamps - sulla base del parere dei sindaci revisori - ha deliberato di non presentare la richiesta di ammissione al concordato preventivo della società. Cosa ne pensa di questo stop?

«Penso che era nel pieno potere del Cda prendere questa decisione. Allo stesso tempo non posso fare a meno di notare un atteggiamento di palese e manifesta contrarietà del Cda a quelli che sono gli indirizzi stabiliti dal socio».

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Dunque ora cosa accadrà?

«Ora si apre una fase di confronto, sia amministrativo che politico, con il cda dell’azienda. Già domani (oggi, ndr) avevo in programma un incontro con il presidente Iacomelli per discutere del Piano tecnico finanziario, mentre venerdì è in programma una riunione a proposito dei crediti Tia. Ritengo che in una delle due circostanze, con la presenza del sindaco Nogarin, si possa affrontare e definire la questione in merito al concordato. In modo da superare questo impasse nel giro di 48 ore».

Non le pare di essere un po’ troppo ottimista? Il salvataggio di Aamps sembra essere ormai diventata una corsa a ostacoli in cui non si vede mai il traguardo...

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«Io sono solo possibilista. Spetta al socio unico, cioè al Comune, rispondere direttamente al consiglio d’amministrazione dell’azienda, ottemperando a ciò che è stato chiesto dal collegio dei sindaci revisori. In modo da trovare un accordo su come procedere per arrivare a riconvocare in tempi brevi il cda in seduta straordinaria per approvare la delibera ai sensi dell’articolo 152 della legge fallimentare».

Dunque, da parte della giunta, non c’è nessuno ripensamento sul concordato preventivo in continuità.

«Assolutamente no. Andremo avanti sulla strada che abbiamo intrapreso e che è stata indicata anche al Cda di Amps con una decisione presa dalla giunta comunale, con un atto di indirizzo approvato dal consiglio comunale e con una deliberazione dell’assemblea straordinaria dei soci. Un percorso che è chiarissimo. Poi il cda aveva il pieno potere di accogliere o meno a questo indirizzo. E ha deciso di non farlo».

Ma se il Comune è proprietario al 100% di Aamps, perchè l’amministrazione di cui fa parte non ricorre direttamente al Tribunale?

«Perché non è giuridicamente possibile e questo è un punto che va chiarito bene».

In che senso?

«La decisione sul concordato preventivo, cioè l’assunzione della delibera ai sensi dell’articolo 152 della legge fallimentare, è un atto proprio del consiglio di amministrazione. Ciò vuol dire che il socio, chiunque esso sia, non può fare altro che dettare le linee di indirizzo. In più, lo statuto di Aamps prevede l’impossibilità che l’assemblea dei soci possa sostituirsi al cda, che quindi gode di una completa autonomia. Così come è pienamente responsabile nei confronti di terzi. Quindi è solo il Cda di Aamps che può deliberare l’atto di inizio della procedura di concordato».

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Ma sono stati i sindaci revisori a spingere il Cda verso questa decisione. Il presidente del collegio, Francesco Carpano, ha parlato di “brusco avvio della procedura di concordato”, di “disinvolto richiamo alla procedura” e addirittura di “grave imprudenza”. Insomma, sono giudizi pesanti sull’amministrazione guidata dal sindaco Nogarin.

«Sì, ho letto il verbale della seduta che si è svolta davanti al notaio e in cui sono riportate sia le valutazioni politiche sia quelle amministrative del presidente del collegio sindacale. Esprimere pareri è un suo diritto ma io vorrei soffermarmi sulle questioni tecniche, perché sono quelle a cui ci prepariamo a rispondere per chiarire in maniera definitiva i dubbi che sono stati espressi. E poi, per esempio, io sono d’accordo con il presidente Carpano sulla necessità di un advisor esterno per redigere il piano di concordato».

Però il presidente del collegio sindacale ha dichiarato che la richiesta del concordato deve essere subordinata alla nomina dell’advisor...

«Di solito, prima si fa la richiesta di concordato e poi si nomina l’advisor. Si vede che il presidente Carpano vuole anticipare il piano e farlo prima della presentazione del ricorso, cosa che si può fare anche se credo che stia scambiando la tempistica. Comunque sia, come amministrazione comunale abbiamo già fatto uno screening preliminare proprio per valutare la possibilità del ricorso al concordato. Questo screening è stato eseguito con forze interne al Comune, quindi senza aggravio di spese, e in via informale è stato fatto valutare anche a professionisti esperti del settore. Questo studio sarà messo a disposizione del Cda».

Ma sareste disposti a far eseguire uno studio preliminare da professionisti esterni?

«E perché no. È già accaduto con l’ipotesi di ristrutturazione del debito di Spil, quando abbiamo conferito al professor Bartolena l’incarico di svolgere una relazione per mettere in piedi la procedura».
Perché ha affermato che il piano di concordato vero e proprio deve essere fatto da un advisor esterno?
«A mio giudizio, quella di avvalersi di professionisti esterni che rispondano ai requisiti previsti dalla procedura, è senza dubbio la scelta migliore. Il Cda dell’azienda si era attribuito il potere di elaborare il piano ma io non condivido questa ipotesi. Né penso, tantomeno, che debba essere il socio a redigere il piano: io avrei i titoli richiesti dalla legge per poterlo fare, ma sono l’assessore al bilancio e non ritengo opportuno che, vista proprio la mia posizione, sia chiamato a predisporre il piano di concordato. Meglio un professionista esterno, competente e oggettivo: è una garanzia di imparzialità».

Sempre per i revisori, prima di fare richiesta di concordato il Comune dovrebbe conferire a Aamps le risorse necessarie per le spese dell’intera procedura stimate in 1 milione e mezzo di euro.

«Su questo punto non sono proprio d’accordo col presidente Carpano. La legge prevede infatti che al momento della richiesta si debba anticipare il 20% delle spese totali: sulla base della stima dei revisori, dunque, il Comune dovrebbe anticipare 300 mila euro e noi questa cifra siamo pronti a conferirla subito a Aamps. Ma il resto delle spese di precedura viene spalmato sull’arco di durata del piano che noi abbiamo calcolato in 5 anni. Un impegno economico a cui l’amministrazione non ha difficoltà a far fronte: dunque, che senso ha anticipare a Aamps l’intera somma degli oneri di concordato quando il pagamento di questi sarà invece dilazionato in almeno cinque anni?».

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In attesa di sapere se e come riuscirete a ricomporre questa frattura con il cda di Aamps, cosa può succedere all’azienda?

«Lo ripeto, sono convinto che la soluzione sarà trovata al più presto e che perciò la richiesta di concordato verrà presentata a breve. Anche perchè in questo momento il patrimonio di Aamps non è garantito dalle eventuali azioni cautelare dei creditori, che invece non avrebbero valore in caso di richiesta di concordato. Quindi Aamps è teoricamente esposta al rischio di istanze di fallimento: se si dovesse concretizzare una simile eventualità, indagheremo se il danno erariale subìto dall’azienda è da imputare al ritardo del Cda».

Par di capire che, al momento, Aamps non sia ancora al riparo dal pericolo della liquidazione.

«Di fronte a tutti questi atteggiamenti ostativi, mi viene da dire che il rischio c’è. È solo una lettura politica, per carità, però nell’ultima assemblea dei soci l’ipotesi della liquidazione dell’azienda era stata messa all’ordine del giorno proprio su richiesta dei sindaci rivisori. Dunque...».
 

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