Il Tirreno

Livorno

Lucarelli chiede il molo Italia ma l’Authority non ci sta

di Mauro Zucchelli

Il problema nasce dall’aumento dei traffici di Tirrenia con una terza nave: il terminal dell’ex bomber cerca spazio. E fra pochi giorni torna il caso Seatrag

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LIVORNO. La Tirrenia, cliente del Lucarelli Terminal Livorno (Ltl), ha deciso di venire a Livorno con una terza nave da far viaggiare sulla rotta fra il nostro porto e la Sardegna.

È per questo che la società dell’ex bomber amaranto ha bussato all’Authority per ottenere, in qualche modo, uno sbocco sul molo Italia, magari tramite una “occupazione temporanea”. Ma l’Authority sembra orientata a dire no: l’alt è emerso nell’ultima riunione della commissione consultiva di Palazzo Rosciano.

Niente di definitivo, a quanto è dato sapere. Oltretutto stiamo parlando di un organo che formula pareri e non decisioni vincolanti: siamo al secondo round su questo stesso argomento e i segnali arrivati dall’Authority non sono nella direzione che il Lucarelli Terminal sperava. Anche perché c’è il rischio che, in mancanza di una capacità di risposta, la Tirrenia finisca per dirottare questa terza nave su altri terminal concorrenti.

Chissà se ha a che fare con questa vicenda oppure no il fatto che il presidente dell’Authority Giuliano Gallanti è stato notato insieme all’ex cannoniere labronico e al sindaco Filippo Nogarin: beninetso, non è escluso che si sia semplicemente trattato di un incontro fra amici o di una chiacchierata su qualche tema generale sul futuro della portualità labronica.

Tutto dipende dal fatto che qualsiasi traffico in più è sì una buona notizia ma, dal punto di vista operativo, l’affollamento dell’accosto con le due navi già schedulate finisce per creare problemi al terminal di Lucarelli che rischia di non farcela a lavorare la terza nave.

È per questo che il Ltl aveva avanzato la richiesta di avere uno spazio extra in quanto quello che ha adesso non è sufficiente. L’aveva sollecitato dicendosi disponibile a accomodarsi rispetto alle esigenze delle crociere che fanno tappa su quella banchina al molo Italia: del resto, le love boat inizieranno ad arrivare in aprile...

Ma nell’organismo consultivo deve aver prevalso l’idea che una occupazione temporanea rischia di essere “temporanea” solo in teoria.

Ma questa vicenda ha in qualche misura a che fare anche con i ritardi che l’adeguamento infrastrutturale delle banchine nella zona del bacino Firenze: sono interventi messi in preventivo dall’Authority e tuttavia rimasti al palo. Colpa del fatto che sembra aver tirato il freno anche il trasferimento del terminal Calata Orlando, sulla stessa banchina ma più verso ovest: era previsto che con i suoi traffici di sabbie e feldspati traslocasse sulla sponda est della Darsena Toscana per lasciar posto all’allargamento del porto passeggeri, ma lo spostamento segna il passo e con esso la risistemazione dell’intera banchina anche negli accosti successivi.

La fame di spazi nel campo dei traghetti merci tornerà a manifestarsi probabilmente fra poco: tempo due settimane e scadrà la proroga della concessione alla Seatrag alla radice della Darsena Toscana. Si aprirà a quel punto un altro capitolo: vedi alla voce “fame di spazi in porto”. Già a settembre non erano mancati duri scontri proprio sulla disponibilità operativa di quell’angolo di Darsena. Fra breve vedremo un nuovo round sulla scena delle banchine.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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