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settore sociosanitario

«Troppi bandi che mettono a rischio il lavoro, scioperiamo»

di Matteo Scardigli
«Troppi bandi che mettono a rischio il lavoro, scioperiamo»

LIVORNO. Cgil, Cisl e Uil lanciano l’allarme per il settore sociosanitario: «Bandi d’appalto irregolari in tutta la provincia, a rischio la metà dei posti di lavoro del settore. Se non saranno...

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LIVORNO. Cgil, Cisl e Uil lanciano l’allarme per il settore sociosanitario: «Bandi d’appalto irregolari in tutta la provincia, a rischio la metà dei posti di lavoro del settore. Se non saranno ritirati, proclameremo lo stato di agitazione».

Sotto accusa ci sono due avvisi pubblicati da Usl 6 e Comune di Rosignano, in scadenza rispettivamente il 21 e il 18 dicembre, che secondo i sindacati non rispettano tre criteri fondamentali: non c’è la clausola di salvaguardia occupazionale (che impone a chi subentra di mantenere tutto il personale assunto dal precedente vincitore del bando), mancano indicazioni stringenti sull’applicazione dei contratti nazionali di lavoro, e sono previste tariffe orarie al di sotto dei minimi contrattuali previsti dalle tabelle ministeriali.

«Siamo stati esclusi dalla concertazione, chiediamo un confronto con i vertici dell’Usl 6 ma non ci rispondono», accusa Francesco Redini (FP Cisl), che rilancia: «La base d’asta è troppo bassa rispetto alle ore erogabili, ne consegue una disparità di retribuzione. Un operatore a Cecina prenderà 15 euro all’ora, uno in Val di Cornia invece 27».

La conseguenza inevitabile, secondo Roberto Francesconi (Fpl Uil), è la perdita dei posti di lavoro: «Chi subentrerà, per rientrare nei costi previsti dal ministero taglierà il personale. È una corsa al risparmio sulle spalle dei lavoratori».

I numeri del settore nel territorio della provincia livornese parlano di circa mille operatori, il 97% dei quali è donna, spesso con figli e unica fonte di reddito della propria famiglia.

«Gli stipendi scenderanno a 300-400 euro al mese, di questo passo si arriva al caporalato», attacca Francesconi, che lancia l’allarme: «Di questo passo in pochi anni si perderanno 500 posti di lavoro, una vera e propria macelleria sociale. L’unica alternativa è lo stato di agitazione in tutta la provincia».

La questione di fondo, per Barbara Celati (FP Cgil), sta nell’interpretazione delle direttive europee: «Chi fa i bandi spesso pensa che clausole troppo stringenti come la salvaguardia occupazionale vadano contro le indicazioni dell’Unione Europea, ma non è vero. L’effetto combinato con il Jobs Act crea la tempesta perfetta, che spazza via decenni di contrattazione».

I sindacati rincarano la dose: «Le imprese ci segnalano che nel 2015 hanno accumulato 11 milioni di crediti presso Comuni e Usl, e proprio l’Usl è il peggior pagatore. Non solo salda ancor più in ritardo rispetto agli altri, ma con il taglio sulle spese (leggi: pagamenti ai fornitori dei servizi) retroattivo a gennaio ha di fatto lanciato un ultimatum: se l’impresa non accetta le nuove condizioni, l’Usl può recidere unilateralmente il contratto, in deroga al codice civile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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