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Banca Etruria, insulti a chi non vendeva abbastanza bond

Giovanna Mezzana
Banca Etruria, insulti a chi non vendeva abbastanza bond

Parla una dipendente della sede centrale di Arezzo: «C’era la classifica di chi piazzava più titoli». E-mail, telefonate, sbeffeggiamenti, il pressing a cui erano sottoposti gli addetti ai prodotti finanziari   

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AREZZO. Vendere. Piazzare. Collocare: obbligazioni, azioni, prodotti finanziari. È il mercato (finanziario), bellezza. Macché. È il pressing diabolico a cui sono stati fino ad ora sottoposti gli “addetti ai titoli” di Banca Etruria, cioè quei dipendenti che hanno il compito di proporre investimenti in bond ai risparmiatori. Fiato sul collo e marcatura stretta: se non piazzi abbastanza, sei deriso dai piani alti. E poi ci sono le top seller, le classifiche in cui spiccano le performance dei migliori venditori: appiccicate in sede perché tutti le vedano, perché si faccia il confronto tra chi galoppa e chi no.

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Quale fosse il clima nelle filiali della Popolare aretina ce lo racconta una bancaria che è anche, per Fisac Cgil, rappresentante sindacale (rsa). Maria Agueci, dipendente dell’Etruria, lavora nella sede centrale di Arezzo, epicentro toscano del crac finanziario che ha lasciato sul tappeto le bad bank Etruria appunto, Banca Marche, Cassa Ferrara, CariChieti, oltreché un fiume di denaro bruciato dei risparmiatori che detenevano azioni e obbligazioni – della variante “subordinata” – emesse dagli istituti.

I dipendenti dell’Etruria ricevevano o no pressioni per piazzare i bond subordinati?

«Le pressioni c’erano. Erano tante e quotidiane. I colleghi ce le segnalavano da tempo, per non dire da sempre».

E questa marcatura a uomo in che cosa consisteva?

«E-mail, telefonate, incontri, convention in cui si sbeffeggiava chi non vendeva abbastanza; ricordo una riunione in cui un dirigente gridava contro un dipendente che non aveva piazzato abbastanza titoli: “incapace, sei un incapace” gli diceva. Era tutto un devi vendere tot di questo prodotto, piazzare tot di quest’altro e poi riunioni, convention e derisioni contro chi non collocava abbastanza. Mi creda, è molto dura lavorare tutti i giorni così. E poi c’erano le classifiche».

Che significa “le classifiche”?

«Le classifiche del più bravo, in base a chi collocava di più».

E dove venivano pubblicate queste classifiche?

«In filiale, per esempio, o nella sede della capofila».

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I migliori venditori ricevevano in cambio benefit, bonus, premi in denaro?

«Mai avuti premi in denaro. Circola voce che noi dipendenti di Banca Etruria ricevessimo premi settimanali in denaro per vendere i titoli: è una menzogna. È assolutamente falso. Altra storia è se i manager dell’Etruria abbiano beneficiato del pressing fatto sui dipendenti ricevendo auto o uso di automobili o rimborsi telefonici o denaro: questo purtroppo farebbe parte della mala gestione di questa azienda. I dipendenti non hanno mai preso un euro: c’è una bella distanza tra i dipendenti dell’Etruria e il management della Banca: Cda, direttori, vicedirettori... ».

C’era però chi si dava da fare parecchio: un direttore di banca ha fatto outing dichiarando che si cercavano clienti anche nelle case di cura ...

«Se lui l’ha fatto, è bene che si autodenunci e che non si nasconda dietro l’anonimato. Qualcuno di noi può aver compiuto delle leggerezze, come accade in tutti i settori, ma i dipendenti non facevano cose del genere. In questa vicenda, che ha sfibrato un intero tessuto economico-sociale (ad Arezzo in primis ma anche a Siena e Grosseto, nel Fiorentino, nel Casentino... ndr) e che sta innescando un sistema con aspetti anche di violenza, vedi i cappi comparsi di fronte ad alcune filiali, bisogna cominciare a distinguere tra lavoratori e manager. Noi siamo bancari, non banchieri».

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Ma voi bancari sapevate quanto fossero rischiosi quei titoli?

«Guardi... io stessa sono una detentrice di azioni Etruria e le ho consigliate anche ai miei amici».

E le obbligazioni invece?

«Sono decine e decine i colleghi che hanno sottoscritto quelle obbligazioni e che le hanno consigliate ai loro familiari».

Cosa non le va giù?

«Che la vecchia dirigenza continui a ricoprire ruoli apicali nella nuova banca: solo in tre se ne sono andati volontariamente. Che ci siano responsabilità politiche a cui il Governo ha risposto con un decreto scellerato, infilato dentro la Legge di Stabilità, con cui si fa beneficienza ai circa 10.000 risparmiatori detentori di obbligazioni subordinate: sei tu Governo che hai sacrificato i loro risparmi decidendo di intervenire fuori tempo massimo; nel 2013 Banca Etruria era già in difficoltà e con Banca d’Italia è stato deliberato un aumento di capitale da finanziare per il 50% tramite la stipula di quelle obbligazioni. E la Consob dov’era?».

E adesso?

«Adesso noi presenteremo una proposta con cui normare le sofferenze (cioè i crediti ormai dati per persi, ndr) in pancia alla bad bank da cui ne possano derivare anche contributi per rimborsare i risparmiatori danneggiati».

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