Il Tirreno

Livorno

IL CAOS

Etruria, i risparmiatori: «In banca ci negano i documenti sui bond»

Giovanna Mezzana

Argentario, clienti gabbati dai bond in allarme ma dall’istituto di credito spiegano: c’è una procedura da seguire e serve un po’ di tempo

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PORTO SANTO STEFANO. Difficile dire se sia l’ennesima beffa o un qui pro quo frutto delle circostanze sfibranti. È vera la prima per gli investitori di bond Etruria che, recandosi in filiale, hanno scoperto che per documentare la loro posizione di titolari di obbligazioni serve «il via libera dei legali della banca».

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Siamo a Porto Santo Stefano, paradiso dell’Argentario: qui il crac della popolare aretina si è sentito perché anche in Maremma l’Etruria era – è – banca del territorio. Quattro clienti si rivolgono alla loro filiale per avere i documenti relativi alle obbligazioni subordinate sottoscritte. Hanno perso soldi per colpa dei crediti malati e vogliono raccogliere “pezze giustificative” per mettere la loro tutela nelle mani di un legale. In particolare vogliono entrare – o rientrare – in possesso del cosiddetto modello Mifid, acronimo di “Market in Financial Instruments Directiv”, la direttiva europea che introduce l’obbligo per le banche di misurare – da un’ottica di tutela – la vocazione al rischio di un cliente prima di vendergli un prodotto finanziario.

Alla filiale richiedono copia del modello Mifid. «E la risposta è stata – riporta Giuseppe De Martis, presidente di Federconsumatori Grosseto – non possiamo consegnarvelo se prima non abbiamo il nulla osta dei nostri legali. Se è andata così – aggiunge il numero uno dell’associazione che tutela i cittadini-consumatori – significa che si sono rotti tutti i ponti. Verificheremo quanto ci è stato segnalato».

Sentiamo l’Etruria. La banca indica qual è l’iter da seguire e spiega anche le motivazioni per cui è necessario rispettare una certa procedura. Il modello Mifid deve essere richiesto per scritto: non per opprimere il cliente con la pretesa di un adempimento, ma perché le richieste, in questo momento, sono numerose. Non sono i legali della Banca a rilasciare il documento, bensì l’ufficio legale a cui la singola filiale invia la richiesta, che – essendo in forma scritta – rimane agli atti a tutela anche del cliente, questa la spiegazione che arriva dalla banca. Dunque: il cliente consegna la richiesta scritta in filiale, che la invia all’ufficio legale della banca che a sua volta tiene un archivio delle richieste e – tempo due-tre giorni – invia alla sede distaccata territoriale il Mifid perché venga consegnato al cliente. Fine. Il bancario di turno è stato troppo conciso nella sua risposta? Il cliente non ha capito niente? Nel marasma della vicenda ci sta tutto.

In effetti il Modello Mifid dovrebbe essere già in mano al risparmiatore perché è uno di quei fogli che si firmano al momento della sottoscrizione di bond. Perché questi risparmiatori non lo hanno? Bisognerebbe verificare caso per caso. In generale – e non ci riferiamo ai quattro casi di Porto Santo Stefano – c’è chi dice di averlo perso e chi sostiene che quel foglietto non l’ha mai avuto tra le mani.

 

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