Gioco
Caso Aamps, i revisori dei conti: concordato, atto grave di imprudenza
Contestata la scelta del sindaco Nogarin e il modo in cui è stata costruita
LIVORNO. Dunque Francesco Carpano, presidente del collegio sindacale di Aamps, ha alzato la paletta dell’alt e intimato al cda dell’azienda di fermarsi e di non procedere - almeno per ora - sulla strada del concordato, come invece aveva disposto il sindaco Nogarin in qualità di socio unico della società di via dell’Artigianato.
La posizione di Carpano e del suo collegio è netta. Ed è difficile davanti alle parole rivolte al cda immaginare come il presidente di Aamps Iacomelli e i consiglieri Di Gennaro e Zanghi avrebbero potuto tirare a dritto e seguire ugualmente la via indicata dal socio, firmando la determina per depositare subito la prenotazione al tribunale fallimentare.
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Concordato bocciato. I revisori dei conti di Aamps contestano, senza giri di parole, il modo in cui è nata ed è stata portata avanti la scelta di effettuare il concordato, e per questo ne mettono in seria discussione il buon esito. Insomma: di fatto il collegio boccia non a livello politico ma tecnico e procedurale questa soluzione.
Avviso al cda. I revisori mettono anche in guardia Iacomelli e i suoi consiglieri sul fatto che la responsabilità di un finale infausto del concordato (come il respingimento del giudice o il fallimento della società per l’opposizione dei creditori) ricadrà su di loro e non sul Comune o sul sindaco, e in qualche modo richiamano il cda ad assumere la decisione che ritiene migliore anziché farsela imporre dal socio. In sostanza - spiegano - il cda rischia di essere responsabile penalmente e civilmente per una scelta fatta dal sindaco, che probabilmente i vertici aziendali neanche sposano in pieno.
L’accusa dell’improvvisazione. L’alt dei revisori è un colpo di scena sul destino di Aamps e su questa infinita telenovela, come avevamo scritto ieri anticipando la notizia. Ma è anche uno schiaffo al modus operandi che in questa operazione ha avuto l’amministrazione. Perché sostenere che «per iniziare un concordato serve un coinvolgimento preventivo di un team di professionisti», equivale ad affermare che si è agito senza preparazione e professionalità, che si è improvvisato insomma, il che - se fosse - sarebbe gravissimo visto il peso di questa partita che coinvolge 500 posti di lavoro, decine di aziende, di cui una pubblica, a cui i livornesi versano ogni anno 35 milioni di euro in tassa della spazzatura.
«Concordato atto di grave imprudenza». Il verbale, vidimato dal notaio Stefano Puccini, insomma, più che un congelamento dell’atto di indirizzo del socio, finisce per diventare un atto di accusa dei sindaci revisori di Aamps verso le mosse dell’amministrazione comunale. Basta leggerne alcuni stralci: «Il presidente del collegio sindacale Carpano - si legge - ritiene opportuno avvertire il consiglio di amministrazione che l’adozione automatica dell’atto d’indirizzo del socio in merito al brusco avvio della procedura di concordato, senza il preventivo coinvolgimento di un team di professionisti dotati di alta specializzazione nel campo del diritto amministrativo, della finanza aziendale e del diritto concorsuale, si manifesta come atto di grave imprudenza».
Tocca al cda scegliere gli strumenti, non al sindaco. «Il presidente del collegio - si legge ancora nel verbale del notaio Puccini - rammenta che la decisione di accedere agli strumenti che il diritto porge per risolvere la crisi dell'impresa è stretta prerogativa dell'organo amministrativo, unico soggetto in grado di valutare l'opportunità o la necessità di un istituto piuttosto che di un altro, assumendosene la responsabilità piena ed assoluta ancorché l'iniziativa sia originata da pedissequa applicazione dell'atto di indirizzo del socio».
Prima il budget, poi la richiesta di concordato. «Pertanto - continua il presidente dei revisori Francesco Carpano - il disinvolto richiamo alla procedura di concordato preventivo in continuità è in definitiva da attribuirsi esclusivamente agli amministratori, i quali devono essere sicuri di potervi accedere con le risorse finanziarie attuali e prospettabili con certezza nell’immediato futuro, a prescindere dal possesso dei requisiti o meno che la legge fallimentare prevede».
Non procedere. Alla fine l’invito del presidente del collegio dei revisori al cda è a «soprassedere dall'assunzione della delibera dalla richiesta di ammissione al concordato preventivo, da eseguirsi se del caso solo dopo aver proceduto con la nomina dell'advisor legale e dell'advisor commercialistico».
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