Pensionata rapinata in casa: quella donna ha tentato di soffocarmi con buste di plastica
Il drammatico racconto dell'agguato avvenuto in un condominio di via Pietro Gori: ho pensato che sarei morta, tutto questo per 160 euro
LIVORNO. Prima ha provato a soffocare le sue urla - con cui cercava aiuto - infilandole tre sacchetti di plastica in bocca.
Poi la donna ha tentato di zittirla tappandole la bocca con gli asciugamani del bagno. E ancora, per impedire che la vedesse in faccia, le ha messo in testa una bustona di tela del supermercato. Quindi, di fronte ai suoi tentativi di resistenza, l’ha buttata per terra immobilizzandola con un copridivano.
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Tutto questo in una manciata di minuti, che per Marcella non sembravano finire mai. Minuti di terrore. E il giorno dopo l’accaduto, la pensionata rivive, ancora sotto choc, la rapina subita nel suo appartamento di via Pietro Gori.
«Ho pensato più volte che sarei morta per soffocamento: non riuscivo infatti a respirare, anche perchè soffro di sinusite. Per fortuna sono riuscita a divincolarmi e posso raccontare questa disavventura. Mentre ero a terra temevo anche per la vita del mio cagnolino. Tutta questa ferocia per portarmi via 160 euro», racconta la pensionata 69enne.
Nei suoi occhi c'è ancora l'immagine di quella donna che l’ha aggredita: circa 35 anni, bionda, occhi celesti, carnagione chiara, con accento non livornese che, dopo averla rapinata con violenza, è fuggita via con 160 euro in tasca.
«Avevo visto quella donna venerdì scorso sempre sotto casa, mi aveva fermato per sapere se avevo bisogno di una badante: chi si poteva immaginare cosa mi avrebbe fatto di lì a qualche giorno», si sfoga.
È direttamente la vedova - suo marito è morto 14 mesi fa - a riavvolgere il nastro. Lo fa anche per lanciare una sorta di allarme a tutte quelle persone anziane che potrebbero essere avvicinate da estranei in questo modo. «Lunedì poco dopo mezzogiorno stavo rincasando con le buste della spesa - comincia, lei che abita in via Pietro Gori - Vedo sul pianerottolo questa donna, ci guardiamo per un attimo mentre lei scende una rampa di scale. Intanto io mi giro, metto le chiavi nella toppa per entrare in casa e vengo in un attimo assalita alle spalle e spinta dentro l'appartamento con forza e violenza».
La signora tenta in ogni modo di resistere. Ma la rapinatrice è più giovane e più forte e ha la meglio. «In casa c'era il mio cagnolino, uno Shitzu, che ha cominciato ad abbaiare: purtroppo sul mio pianerottolo abita una famiglia che va via la mattina presto per lavoro e quindi nessuno ha potuto sentire il caos iniziale. Poi subito dopo non ho potuto più gridare perché ha cercato in tutti i modi di tapparmi la bocca per farmi stare zitta», prosegue nel racconto. Una volta spintonata in casa, l'aggressora ha tentato di azzerare le grida di aiuto della signora Isolani. Quasi fino a soffocarla.
«Mi ha messo dentro la bocca tre buste di plastica che io con la forza della disperazione sono riuscita a togliermi - aggiunge particolari feroci - Allora la donna mi ha buttato a terra, nel corridoio, e ha tentato di soffocarmi con i teli del bagno ma anche in questo caso sono riuscita a divincolarmi e a rialzarmi. A quel punto ha provato ancora una volta a tapparmi bocca e occhi con una busta di tela, di quelle del supermercato, che uso per fare la spesa. Me l'ha stretta alla gola e mi ha buttato addosso il copridivano». La pensionata a fil di fiato cerca di chiedere all'aggressore che cosa voglia.
A quel punto la donna inferocita parla. «Mi dice che se le avessi dato tutti i soldi mi avrebbe lasciato in pace - e aggiunge - Non aveva un accento livornese, ma non saprei dire se è italiana oppure straniera».
La vittima non se lo fa ripetere due volte. Indica alla ladra i cassetti della camera da letto: i pochi risparmi che ha in casa sono là dentro. «In casa tengo pochi soldi, comunque quella donna non riusciva a trovare i contanti dove le avevo indicato e nella ricerca ha buttato tutto per terra, finalmente li ha trovati, li ha presi e poi è fuggita anche con il mio portafoglio che mi ha arraffato dalla borsa, con dentro anche tutti i miei documenti». L'aggressora dagli occhi azzurri fugge via. Senza lasciare traccia.. In quel palazzo al numero civico 6 nessuno sembra avere visto, né sentito. La pensionata, una volta che la furia dai capelli biondi esce dalla sua casa, tira un sospiro di sollievo. L'incubo è finito.
«Ho vissuto una mezz'ora veramente da incubo, sono minuti che non passavano mai. Pensavo di morire. Ho chiamato subito i carabinieri e ho raccontato loro tutto e poi i miei familiari. Io non ho figli e ho perso mio marito purtroppo 14 mesi fa», prosegue circondata dall'affetto della sorella e delle nipoti subito accorse in aiuto. Marcella chiude con un sospiro: «Non capisco tutto questa ferocia, sono momenti che non dimenticherò mai».
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