Il Tirreno

Livorno

Il piano per costruire un autoritarismo soft

Mauro Zucchelli

Dal sito dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna gli atti della commissione parlamentare d'inchiesta sul "Piano di rinascita democratica" (che tanto democratica non era). Lo sequestrarono a Gelli, l'aveva la figlia in un doppiofondo della valigia

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AREZZO. Si chiamava “Piano di rinascita democratica” ma in realtà di democratico: le linee guida di questo piano di trasformazione della vita politica nel nostro Paese sono il programma d’azione e la ragion d’essere per cui nasce la P2. Una transizione soft per modificare le istituzioni democratiche e creare una sorta di autoritarismo legalizzato con lo scopo di tener lontano il Partito comunista dalle leve del potere in una fase in cui la Dc non sembrava avere più il pieno controllo della situazione. Gli scenari politici sono molto cambiati dagli anni ’80, non esistono più i partiti di allora ma Licio Gelli ha più volte ironicamente detto che avrebbe chiesto i diritti d’autore alle varie forze politiche che hanno preso ispirazione dal suo Piano: qualche anno fa, in una intervista tv, ha detto che Berlusconi è l’unico che può concretizzare questi obiettivi.

Qui presentiamo la documentazione pubblicata negli atti della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia P2: è un link al sito www.stragi.it curato dall’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna. Gli inquirenti hanno rintracciato questa documentazione nel 1982 in un doppiofondo di una valigia di una delle figlie di Licio Gelli, allora gran burattinaio della loggia massonica P2.

Il piano si proponeva, ad esempio, di far uscire di scena il Partito comunista e ricreare un assetto istituzionale bipolare fra un polo rappresentato a sinistra da un arco compreso fra Psi e sinistra Dc passando per Psdi, repubblicani e liberali di sinistra e, dall’altro versante, a destra, dall’ala conservatrice della Dc più liberali e settori della Destra nazionale. Era prevista una riforma del Parlamento che riducesse il numero dei parlamentari e distinguesse il ruolo preminente della Camera rispetto a un Senato federale su base regionale che si occupi soprattutto della legge di bilancio. A ciò si aggiunga la cancellazione delle Province.

Sul fronte dei mass media il Piano targato P2 prevedeva una stretta sul controllo dei giornali, la liberalizzazione delle emittenti tv (fino a quel momento era possibile trasmettere solo su scala regionale),  fino a giungere all’abolizione del monopolio della Rai che avrebbe poi dovuto essere privatizzata. Per controllare l’opinione pubblica si ritiene necessaria una agenzia che abbia in mano la stampa locale e catene di tv via cavo.

Nel campo della giustizia si immaginava la separazione delle carriere di pm e giudici giudicanti. Nella pubblica amministrazione si postula una forte separazione fra ruolo della responsabilità politica e campi in cui esercita quella amministrativa, senza contare che Al principio del silenzio-rifiuto con quello del silenzio-consenso.

Il Piano punta anche alla eliminazione delle festività infrasettimanali e dei “ponti” (salvo poche eccezioni) in cambio di sette giorni da aggiungere al pacchetto ferie più forti agevolazioni fiscali per incentivare il ritorno dei capitali dall'estero. In campo sindacale si mira a restrizioni che limitino il ruolo delle organizzazioni dei lavoratori alla pura mediazione di fronte alle scelte di aziende e governo: la limitazione più esplicita è quella del diritto di sciopero. Guardando alle sigle sindacali si giudica indispensabile la rottura di Cisl e Uil dalla Cgil per allearsi invece ai sindacati autonomi

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