Il Tirreno

Livorno

Morto dopo la caduta da un’impalcatura: in due sotto processo

di Pietro Barghigiani
Morto dopo la caduta da un’impalcatura: in due sotto processo

A giudizio il titolare della ditta nonché cugino della vittima e il direttore dei lavori del cantiere dove avvenne la tragedia

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LIVORNO. Il titolare di una ditta artigiana e il direttore dei lavori di un cantiere sono stati rinviati a giudizio per la morte di un imbianchino avvenuta nel primo pomeriggio del 23 ottobre 2013 a Perignano di Lari. Uno dei due imputati, in una sommatoria di dolore, è il cugino della vittima.

Stefano Pardini, 45 anni, di Livorno, titolare della Edil Pa.Ri e Luca Dell’Agnello, 35 anni, di Capannoli, sono sotto processo per omicidio colposo in cooperazione, per la morte di Mario Pardini, cugino di Stefano, deceduto a 61 anni dopo la caduta da un’impalcatura. Viveva con la moglie e la figlia più piccola in via Ungheria a Livorno dove era conosciuto

Nel corso della prima udienza, davanti al giudice Paola Giovannelli del Tribunale di Pisa, il legale della parte civile, avvocato Roberto Nocent, ha chiesto la citazione come responsabile civile di Unipol che il gup aveva, invece, escluso dal processo nel decreto di rinvio a giudizio.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Andrea Vettore per Pardini e Giulio Venturi per il libero professionista Dell’Agnello. Il processo è stato rinviato alla primavera 2016. Per l’accusa all’origine dell’incidente, dall’epilogo letale, ci sarebbero state le violazioni delle norme per la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Una responsabilità ripartita tra il titolare della ditta con la quale la vittima lavorava e il direttore dei lavori del cantiere che avrebbe dovuto vigilare e imporre eventuali correzioni sulle carenze nell’allestimento del ponteggio.

La morte di Mario Pardini fu istantanea al termine di un volo di almeno cinque metri da un’impalcatura montata all’esterno di un condominio in via Pascoli. Un impatto con il suolo devastante.

Il primo soccorritore fu proprio il cugino Stefano che in quell’istante fatale si trovava al piano superiore dell’edificio dove erano in corso dal alcuni giorni dei lavori di ristrutturazione e di imbiancatura della facciata.

Un rumore secco, poi il silenzio. E il corpo del 61enne esanime nel sottoscala, vicino all’ingresso di alcuni appartamenti.

Nel sopralluogo di carabinieri e tecnici dell’Asl furono verificate le prescrizioni per la sicurezza nel cantiere. L’esito, racchiuso nella relazione inviata in Procura, si è tradotto in un rinvio a giudizio per omicidio colposo.

Lacune e carenze che per gli investigatori hanno provocato la morte dell’artigiano lasciando nel dramma più cupo la moglie Bruna Pieri e le due figlie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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