Gioco
I Cinque Stelle cacciano i 3 dissidenti Maggioranza sul filo di un solo voto
Espulsi Grillotti, Mazzacca e Pecoretti: pressing per le dimissioni ma gli eventuali subentranti potrebbero non essere tutti fedelissimi. E ora Nogarin punta su Cannito per rompere l’isolamento
LIVORNO. Con una gelida mail a firma dello «staff di Beppe Grillo», il Movimento Cinque Stelle mette alla porta i tre consiglieri comunali M5S "dissidenti" che sullo spinoso caso Aamps avevano detto no alla linea del sindaco Nogarin e della maggioranza pentastellata: si tratta dell'ex capogruppo Giuseppe Grillotti, di Alessandro Mazzacca e di Sandra Pecoretti, già finiti sulla graticola dieci giorni fa con il primo provvedimento disciplinare che con le stesse modalità ne aveva annunciato la sospensione in attesa di ulteriori decisioni.
«Non avendo ricevuto sue controdeduzioni in merito atte a rivalutare la sua posizione, – dice la comunicazione – si conclude il procedimento avviato con la predetta e-mail del 4 dicembre disponendo la sua espulsione dal Movimento 5 Stelle». In realtà, una risposta i “dissidenti” l'avevano mandata all'équipe di Grillo, e non dev’esser suonata a discolpa, anzi: era il link ai propri interventi in consiglio comunale. Tutt'altro che teneri nei riguardi della giunta pentastellata livornese.
A esser precisi, in coda al “verdetto” c'è ancora una teorica possibilità di salvarsi in corner («se pensa che questa decisione sia basa su informazioni non corrette può proporre il suo ricorso entro 10 giorni») ma è una eventualità che a oggi sembra del tutto teorica. Pecoretti pubblica la mail su Facebook, lo fa anche Grillotti ironizzando: «Pensavo di ricorrere direttamente in Cassazione...».
Non solo: è lui che offre un pubblico attestato di stima all’assessore Gordiani nel giorno in cui il sindaco Nogarin lo caccia dalla “squadra”. Ed è ancora lui che nell'ultima seduta del consiglio comunale attacca Nogarin con toni di una asprezza senza precedenti. Riassumibili in due frasi che sono una doppia sberla. L'una: «Se potessi riportare indietro le lancette del tempo, la eviterei come la peste e sosterrei la candidatura a sindaco di chiunque altro». L'altra: «La nostra vittoria elettorale ha avuto il sapore amaro del finale del Gattopardo: cambiare tutto per non cambiare niente».
Grillotti ha ripetuto a più riprese che non ha intenzione di far cadere la giunta, visto che l’alternativa è il ritorno a un governo locale a guida Pd. I tre espulsi tengono a presentarsi come iper-grillini, altro che come quinte colonne del Pd: al punto che manifestano fiducia nel M5S a livello nazionale, lo scontro è con il gruppo dirigente locale e con la giunta Nogarin. E viene da lontano: a marzo erano stati Grillotti a Pecoretti a votare no alla maxi-Darsena (passata con il sì delle opposizioni e del sindaco, e con l’astensione degli altri consiglieri M5S).
Difficile credere che i tre “dissidenti” si limiteranno a distinguersi un po’ e, come auspicava l’attuale capogruppo Alessio Batini, appoggiare dall’esterno la maggioranza. Già nei giorni scorsi Grillotti, Pecoretti e Mazzacca si erano schierati con le opposizioni nel chiedere che il caso Aamps tornasse in consiglio comunale. Adesso l’espulsione rappresenta l’ultimo strappo e scava un fossato attorno ai 16 consiglieri della maggioranza. La missione politica di Nogarin è ora quella di cercare di uscire dall’isolamento. Dopo le dimissioni di Cepparello da presidente dell’assemblea di Palazzo Civico, sindaco e maggioranza sembrano intenzionati a giocarsi questa carta per provare a riannodare qualche filo di dialogo con un pezzo di opposizione: e se spuntasse l’ipotesi di una apertura a Cannito?
Il M5S ha un bisogno assoluto di uscire dall’angolo anche dal punto di vista dei numeri. Nell’ultimo consiglio comunale è finito 16-16 il duello nell’urna sull’ammissibilità del testo delle opposizioni per dire no al concordato Aamps. Ma anche se Sarais non avesse dato forfait, la maggioranza ora conta su 17 voti su 33, sindaco compreso.
Sui social rimbalza l’idea di un pressing sui tre “dissidenti” perché si dimettano. A dire il vero, non esiste un obbligo del genere ma il richiamo è di tipo politico, in nome di una fedeltà alle idee del M5S. Anche senza voler considerare che Agen sta facendo la spola per motivi familiari e di lavoro fra Livorno e Madrid, non è affatto detto che l’eventuale uscita dei tre dissidenti dal consiglio comunale possa guadagnare tre voti alla maggioranza. Lo si è visto quando Marco Valiani ha preso il posto della nobile figura di Pino Vitiello, prematuramente scomparso: se n’è andato nel gruppo misto e ora rappresenta Livorno Bene Comune. Va detto che, in caso di dimissioni dal consiglio nel gruippo M5S, fra i primi a subentrare ci sarebbe proprio la moglie di Valiani.
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