La protesta
C’era una volta lo scalo Morosini
È stato il simbolo di tutti i passaggi storici nell’area del Cantiere
LIVORNO. C’era una volta un luogo simbolo della rinascita del Cantiere: lo scalo Morosini è stato nel tempo l’emblema delle battaglie per il Cantiere che fu. Adesso? Non c’è più: perché non c’è più quel Cantiere ma ce n’è un altro: Benetti al posto dell’Orlando.
Simbolo, il Morosini lo è stato una prima volta quando un secolo fa è l’infrastruttura del cantiere che consente il varo di navi più grandi verso il mare aperto. La seconda volta, quando da qui anche se siamo negli anni del fascismo scende in acqua il Tashkent, cacciatorpediniere della Marina di Stalin. La terza volta è con i bombardamenti che lo distruggono così come devastano il Cantiere. La quarta volta è anche nel suo nome la battaglia per il rilancio del Cantiere. La quinvolta lo diventa quando il Cantiere-coop lo rimette in piedi come emblema della rinascita e della riconquista del futuro. L’ultimo atto è il sesto: di nuovo l’abbattimento, a pochi anni dalla ricostruzione, e non potrebbe esempio migliore del voltare pagina con gli yacht di Azimut Benetti che prendono il posto degli scafi delle gasiere o delle posacavi.
È questa l’ultima foto delle 21 coppie di immagini – a sinistra quella da amarcord, a destra quella più recente – che Il Tirreno, in tandem con l’Authority, ha mandato in edicola gratis come omaggio ai lettori. Termina qui l’avventura del “Porto ieri e oggi” che abbiamo riscoperto grazie al lavoro di Mario Bellagotti e Vito Lo Piccolo.
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