Gioco
Ricattò il parroco parla l’ex gigolò
«Io vorrei che il vescovo conoscesse la mia storia. Non è forse appena iniziato il Giubileo della Misericordia? Chiedo solo questo: abbia ascolto per un credente. Perché io lo sono rimasto». Uno dei...
«Io vorrei che il vescovo conoscesse la mia storia. Non è forse appena iniziato il Giubileo della Misericordia? Chiedo solo questo: abbia ascolto per un credente. Perché io lo sono rimasto».
Uno dei gigolò condannati per l’estorsione ai danni di un parroco livornese ha raccontato la sua storia al “Tirreno”, nelle sue ultime ore di libertà dopo la condanna diventata definitiva. Tra le altre cose, ha confidato la sua giovinezza passata in parrocchia: «Sono cresciuto facendo il chierichetto, accompagnavo anche i morti al cimitero come usava una volta. C'era un parroco che è stato più dei miei genitori. Ora c'ho sdegno e non credo più a loro, ai preti, alla Chiesa. Prego solo Dio», racconta.
L’uomo, una famiglia e un matrimonio alle spalle, ha ricostruito la storia della sua vita: dalla scelta di dichiarare la sua omosessualità a quarant’anni passati al salto nel mondo del sesso a pagamento: «Dopo aver chiuso con quel mondo mi sono ripreso. Con quel mestiere avrei smesso comunque, una volta messi da parte i soldi per far stare tranquilla la mia famiglia», aggiunge. E racconta pure di avere avuto diverse esperienze con religiosi: «Il lavoro era lavoro. Ma quando andavo con i religiosi era pesante. Una volta finito mi chiedevo "ma cosa sto facendo?”».
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